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ICD
Id
Ideazione
Identificazione
Identificazione proiettiva
Identità
Identità di genere
Idiot savant
Idiozia
Igiene mentale
Illusione
Imago
Immaginario
Immedesimazione (o empatia)
Imprinting
Incesto
Incongruenza
Inconscio
Incorporazione
Individuazione
Inerzia
Infantilismo
Infanzia
Inferiorità
Influenza/Persuasione
Innatismo
Input-Output
Insicurezza
Insight
Insonnia fatale familiare
Insonnie
Instabilità
Insuccesso
Intelligenza
Interesse
Interiorizzazione
Interna
Introiezione
Introspezione
Io
Io
Io
Io
Io corporeo
Io falso
Io ideale
Io incorporeo
Io onirico
Io-piacere, Io-realtà
Ipnosi
Ipocondria
Ippocampo
Irrazionale
Isolamento
Isomorfismo
Isteria
Istinto



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Dizionario di Scienze Psicologiche
Innatismo
Termine filosofico con il quale si indicano quelle dottrine secondo cui esistono nel nostro spirito delle idee o dei principi che non provengono dall'esperienza, sono cioè insiti originariamente nel nostro spirito stesso, in atto o in potenza. Storicamente le dottrine innatistiche sono molto più antiche del termine. Platone considerava le idee come conosciute dall'anima prima di scendere nel corpo, in quanto questa le aveva contemplate nell'iperuranio; l'esperienza sensibile non è per lui che un'occasione per suscitare nell'anima il ricordo delle idee che già le erano note, ma che erano state oscurate dall'opacità della materia. Cartesio considera innate allo spirito non tanto le idee come tali, quanto piuttosto le facoltà di concepirle. Per Leibniz le verità di ragione, assolutamente necessarie, sono innate, ma non sono chiare e distinte: sono soltanto possibilità o tendenze che l'esperienza renderà chiare, compiendo una funzione analoga a quella dello scalpello e del martello su un blocco di marmo. In ambito psicologico si tende a considerare innati i riflessi, ovvero le attività degli organi effettori (muscoli e ghiandole) attivati in modo regolare e praticamente invariabile dalla stimolazione naturale o sperimentale di un recettore; gli istinti, intesi come disposizioni precostituite per lo svolgimento di determinate attività, quali l'istinto di riproduzione o l'istinto sessuale; infine il potenziale di una specie che è determinato geneticamente, per cui, considerando una certa possibilità di adattamento e di evoluzione, l'ampiezza e la norma delle reazioni potenziali non sono infinite. Ancora aperta è invece la discussione sull'incidenza del fattore ereditario per quanto riguarda le predisposizioni fisiche e psicologiche, di cui si constata l'esistenza, si conosce la legge che ne regola la trasmissione; ma, oltre un certo livello elementare, risulta difficile decidere se cercare la causa in un programma geneticamente determinato o nell'ambiente esterno che ciascuno incontra dopo la nascita, oltre che nell'ambiente prenatale, dove l'organismo può rivelarsi incapace di assimilare una o più sostanze, e può subire alterazioni dovute a incidenti durante la gravidanza. La disputa tra innato e acquisito si è risolta nella postulazione della doppia azione dell'ereditarietà e dell'ambiente, dove non si nega l'evidenza che esistono comportamenti innati e non si esclude la compensazione dell'azione educativa su quanto viene ereditato. Secondo Droz questa posizione si giustifica in base al fatto che tutti gli aspetti del potenziale di comportamento di un organismo dipendono interamente dalla sua struttura genetica e quindi, in senso lato, dall'ereditarietà; anche se ciò non significa che il comportamento effettivo sia determinato esclusivamente dal corredo genetico, perché un certo genotipo può dar luogo a fenotipi variabili in funzione degli effetti dell'ambiente. Il problema dell'innatismo si è posto in modo particolare in etologia, dove Lorenz distingue, nell'azione dell'animale, un'energia specifica che è innata da un segnale scatenante di origine ambientale, e negli studi sull'intelligenza dove è aperto il dibattito sul suo carattere innato o acquisito.