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Dizionario di Scienze Psicologiche
Melatonina
Ormone secreto dai pinealociti della ghiandola pineale (o epifisi), derivato dalla serotonina, regolatore dei ritmi circadiani. Il ruolo più noto della m. consiste nell'aggregare i granuli di melanina al fine di modificare la pigmentazione cutanea. L'epifisi dei mammiferi ha funzione di trasduttore neuroendocrino ed è la struttura che partecipa alla regolazione ormonale legata alla variazione luce-buio. Le informazioni luminose giungono, infatti, alla retina e vengono trasmesse all'epifisi attraverso il nucleo sopraottico ipotalamico: il neurotrasmettitore deputato all'attivazione del sistema che connette la retina alla ghiandola pineale è la noradrenalina, prodotta dai fotorecettori retinici in fase di depolarizzazione. Durante il giorno, il sistema retina-ipotalamo-epifisi è quiescente, essendo i fotorecettori iperpolarizzati e quindi non in grado di rilasciare noradrenalina. Ciò comporta una scarsa produzione di m. Viceversa, al buio vi è un aumento sia del numero di recettori a1- e b1- adrenergici all'interno della ghiandola, sia della secrezione di noradrenalina. Viene inoltre incrementata la sintesi di arilkilamina, sostanza che partecipa alla sintesi dell'ormone. Non appena la quota di m. aumenta, questa passa tramite diffusione passiva nel torrente circolatorio. L'inibizione della secrezione mediata dalla luce segue un rapporto dose-dipendente. È verosimile che esista un duplice sistema fotorecettivo: uno che media la stimolazione di m., l'altro addetto alla percezione cosciente della luce. La modalità e la quantità di m. secreta è diversa nelle varie fasi di vita dell'uomo. Nei soggetti adulti sani vi è un picco plasmatico tra le 2 e le 4 del mattino. Numerose sono le funzioni attribuite alla m.: regolatore della risposte immuni; regolatore del ritmo sonno-veglia; coadiuvante terapeutico nelle neoplasie; modulatore dell'attività riproduttiva e sessuale; scavenger (spazzino) dei radicali liberi. Sono stati ipotizzati vari recettori, ad alta e bassa affinità, quelli nucleari, oltre ai siti di azione contenuti nel citoplasma. Con gli esami autoradiografici è stata dimostrata la presenza di recettori deputati alla regolazione del ritmo circadiano per la m. e disposti in varie regioni del cervello. Per quanto concerne i possibili impieghi terapeutici nell'uomo, è stato dimostrato che l'assunzione di m. a dosi variabili tra 0,1 e 5 mg causa un significativo aumento della propensione al sonno e della durata del sonno REM, in assenza di sonnolenza diurna. Non è stato, tuttavia, ancora chiarito se il meccanismo che porta all'attivazione del sonno sia legato a modificazione dei livelli di monoamine neurotrasmettitrici a livello cerebrale o a modificazioni della termoregolazione. Una modificazione della secrezione endogena di m. si nota in passeggeri che compiono voli attraverso vari fusi orari e nei lavoratori nei turni di notte. In uno studio condotto su viaggiatori di linee aeree diretti verso Est a lunga distanza, la somministrazione di 5 mg di m. sia la sera prima della partenza sia dopo l'arrivo ha alleviato i sintomi del jet-lag. Analoghi risultati sono stati ottenuti in membri di equipaggi su voli transoceanici. Le dosi ottimali e gli esatti tempi di somministrazione, tuttavia, non sono ancora stati stabiliti, così come non è chiaro se attribuire i vantaggi della m. al suo effetto ipnotico o alla sua promozione di una resincronizzazione del ritmo circadiano. Per quanto riguarda il suo effetto anti-invecchiamento, basato sul fatto che diminuisce nel siero con l'età, e sulla sua funzione neuroprotettiva come scavenger di radicali liberi, i dati in letteratura non sono convincenti. Lo stesso si può dire per il suo ipotetico effetto antineoplastico.