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Dizionario di Scienze Psicologiche
Mito
Dal greco mythos: racconto, parola, discorso. Nella cultura greca, il m. funziona come narrazione che si propone di fornire una spiegazione del mondo e di offrire una verità che non richiede dimostrazioni logiche. Tale è l'uso che ne fa Platone, il quale se ne serve per illustrare verità profonde altrimenti difficilmente intelligibili. Il m. offre una spiegazione e una validazione degli elementi che costituiscono il patrimonio sociale, intellettuale e morale di una cultura; riflette le esigenze psicologiche dell'umanità, inserendole in un contesto sacrale che ne costituisce la legittimazione, ne svela i misteri e risponde agli interrogativi dell'uomo riguardanti l'origine del mondo e delle società civili. In età moderna il m. ha subito numerose interpretazioni ed è stato trattato in molteplici accezioni, tanto da rendere assai complicato il tentativo di darne una definizione univoca. Il problema del significato del m. emerge sin dall'età classica. Platone nel Fedro ricorda l'interpretazione razionalistica che ne diedero i sofisti, secondo i quali il m. è un rivestimento fantastico di un fatto reale. Più tardi il neoplatonismo sostenne che il m. celava profonde verità e insegnamenti morali, esprimendoli, in forma allegorica. A tale concezione si oppone Giambattista Vico, secondo il quale il m. esprime un'originaria concezione del mondo ed è dunque rivelatore di materiali antropologici, storici e sociologici, grazie, ai quali siamo in grado di valutare l'evoluzione del genere umano e di costituire le basi per una scienza moderna. L'Illuminismo ebbe un interesse prettamente razionalistico per il m., cercando di trovare delle spiegazioni alla sua nascita e alla sua funzione storico-sociale. Il romanticismo, invece, con Schelling e Creuzer, coglie, nella veste esteriore del m., simboli originari che racchiudono la verità dell'uomo e del mondo: vi si può accedere tramite l'intuizione immediata, in diretta opposizione al pensiero razionale. Approfondendo l'interpretazione simbolica del m., Cassirer sottolineò l'indistinzione tra il simbolo e il suo oggetto, illustrando l'autonomia semantica del simbolismo mitico, al quale corrispondono un proprio mondo e una propria verità: questi prodotti della creatività dello spirito umano sono, secondo Cassirer, intraducibili in un pensiero logico. In area etno-antropologica, Lévy-Bruhl evidenzia la funzione prelogica del pensiero mitico che non si organizza in base a strutture e gerarchie ordinate e definite: il racconto mitico va ritenuto reale, sebbene per gli uomini primitivi il concetto di realtà sia da considerarsi assai più vasto del nostro, essendo comprensivo anche di una porzione di soprannaturale. In ambito strutturalista, Lévi-Strauss ha interpretato le narrazioni mitiche come espressione di un pensiero mitico che conduce alla comprensione dei valori e dei rapporti latenti immanenti in tutto il racconto. L'oggetto del m. è la risoluzione di un'opposizione tramite una mediazione progressiva. Il m. possiede, in altri termini, una dimensione metalinguistica che rivela un significato superiore rispetto al mero contenuto narrativo. Unità costitutive di tale livello superiore sono i mitemi, che aiutano a identificare i tratti originali del mito e come ogni altra unità linguistica costituiscono un fascio di relazioni esprimenti la natura diacronica e sincronica della narrazione mitica. Nel Novecento, la dimensione e l'interpretazione del m. risultano fondamentali anche per la costituzione del pensiero e della terapia psicoanalitica: per Freud sogno e m. sono espressione di un comune linguaggio simbolico di cui è possibile decifrare il significato. Il m. assurge a manifestazione collettiva dello spirito umano, di cui disvela le tendenze inconsce. Il m. di Edipo, ad esempio, riassume, nell'ottica freudiana, una fase universale dello sviluppo psichico del genere umano. Il contenuto simbolico del m. accenna ad un contenuto latente non palesato alla coscienza, che la terapia psicoanalitica sarà in grado di far riemergere. Jung individuerà nel m. la presenza di archetipi intesi come espressione di un inconscio collettivo e trans-storico, come forme di rappresentazioni stabili antecedenti l'inconscio individuale.