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Dizionario di Scienze Psicologiche
Narcisismo
Termine che indica l'amore che un individuo ha per la propria immagine, come nell'antico mito di Narciso che, innamoratosi della propria figura riflessa nell'acqua, annegò per averla voluta contemplare troppo da vicino. Il più importante scritto di Freud sull'argomento è Introduzione del narcisismo (1914), nel quale quest'ultimo è assunto come il tratto che differenzia la psicosi dalla nevrosi da transfert ed è interpretato, in termini energetici, come un processo in cui l'energia libidica disinveste gli oggetti esterni e reinveste l'Io. Precedentemente, Freud aveva utilizzato il termine narcisistico, mutuato da Paul Nacke, per dar conto del comportamento omosessuale, postulando poi in Totem e tabù una fase narcisistica intermedia, nel corso dello sviluppo psicosessuale, fra l'autoerotismo e l'amore oggettuale, ossia quello rivolto ad altri (inizialmente i genitori). Dopo la revisione del suo pensiero, avvenuta nel 1920, e l'introduzione della nozione di Es, Freud differenzia il n. in primario e secondario. Il n. primario, i cui prototipi sono la condizione intrauterina e il sonno, è caratterizzato dalla mancanza di distinzione fra l'Io e l'Es e dalla mancanza di investimento sui rapporti oggettuali, essendo la libido ripiegata sull'individuo: il bambino la investe tutta verso l'interno prima di rivolgerla agli oggetti esterni. Il concetto di n. primario non risulta esente da critiche, in quanto il suo significato reale è lungi dall'essere chiaro: il n. implica, infatti, sempre una relazione, sebbene soltanto con un'immagine, che appare in contraddizione con l'assunto dell'assoluto indistinto rappresentato dalla condizione intrauterina. Per questa ragione, l'esistenza di una fase narcisistico-primaria è stata contestata da molti psicoanalisti; secondo Melanie Klein, in particolare, fin dall'inizio il neonato esperisce relazioni oggettuali d'amore. La carica libidica di cui vengono investiti gli oggetti d'amore può venire in ogni momento ritirata: questo è possibile perché gli investimenti oggettuali non sopprimono gli investimenti dell'Io, di cui l'ideale dell'Io è una tipica conferma. Freud riteneva che gli stati schizofrenici fossero il prodotto di un massiccio ritiro della libido dai suoi oggetti fino a raggiungere una condizione di n. secondario, che spinge l'individuo a uno stato di egocentrismo magico che trova il suo modello nei primi mesi di vita, fase nella quale il bambino si sente perfetto e dotato di ogni potere. Un importante risvolto tecnico di tale situazione, nell'ambito della cura psicoanalitica, è che il paziente non può trasferire i legami libidici con i genitori sulla persona dell'analista (transfert) a causa della fragilità degli investimenti oggettuali. Freud distinse tra le nevrosi da transfert, che comprendono vari disturbi nevrotici analizzabili come i disturbi ossessivi e l'isteria; e le nevrosi narcisistiche, che comprendevano vari disturbi psicotici, come la schizofrenia e la depressione grave, non accessibili al processo psicoanalitico. Lacan lega il concetto di n. all'interno dell'elaborazione dello stadio dello specchio. L'identità del soggetto costruisce in funzione dello sguardo di riconoscimento dell'Altro: in quel momento il soggetto può, appunto, identificarsi con un'immagine globale e unificata di se stesso. Da qui procede il n. primario, cioè l'investimento pulsionale, desiderante, amoroso, che il soggetto realizza su se stesso o, più esattamente, su quell'immagine su cui si identifica. Sulla base di tale primordiale identificazione, vengono a succedersi le identificazioni immaginarie, costitutive dell'Io. Il n. secondario è, per Lacan, il risultato di tale operazione, in cui il soggetto investe un oggetto a lui esterno ma che è ritenuto essere lui stesso, poiché è il suo proprio Io, un oggetto che è l'immagine per la quale si prende (Seminario I, Gli scritti tecnici di Freud, 1953-54). Nell'ultimo decennio, la principale controversia riguardante la comprensione psicodinamica del disturbo narcisistico si è incentrata attorno ai modelli di Heinz Kohut e Otto Kernberg. Kohut riteneva che gli individui disturbati sul piano narcisistico si siano arrestati da un punto di vista evolutivo a uno stadio in cui hanno bisogno di specifiche risposte dalle persone del loro ambiente per mantenere un Sé coeso. In mancanza di tali risposte, questi individui tendono alla frammentazione del Sé. All'origine di tale frammentazione sarebbe un fallimento originario nel rapporto empatico con i genitori. In particolar modo, i genitori che non hanno risposto alle manifestazioni di esibizionismo del bambino, adeguate per la fase che attraversava, con validazione e ammirazione, non hanno offerto esperienze gemellari e non gli hanno fornito un modello degno di idealizzazione. Nel bambino vi sono, infatti, precoci stati narcisistici sostenuti da 3 tipi di esperienze: quelle che confermano l'innato senso di vigore, grandezza e perfezione (come lo sguardo di approvazione della mamma quando il bambino gioca a fare il supereroe investito di superpoteri); l'esperienza di coinvolgimento del bambino con altri potenti che egli possa ammirare e con i quali si possa fondere in un'immagine di calma, infallibilità e potenza (credere, ad esempio, che sia la mamma che fa sorgere il sole al mattino, quando apre le finestre); infine, le esperienze di rapporti con altri che fanno sentire al bambino di essere uguale e somigliante, non diverso e inferiore (l'esperienza di andare in bicicletta proprio come papà). Il bambino arriva naturalmente a capire la natura irrealistica del modo in cui vede se stesso e i genitori quando subisce le delusioni e le disillusioni comuni della vita quotidiana. Disillusioni precoci o traumatiche contribuiscono a creare una situazione di incertezza che il soggetto tenderà continuamente, nella vita adulta, a compensare. Nella situazione analitica, tali pazienti cercheranno continuamente di formare transfert speculari, gemellanti o idealizzanti. Kohut postulò la teoria del doppio asse per spiegare come possano coesistere, nello stesso individuo, sia i bisogni narcisistici sia i bisogni oggettuali: tutti abbiamo bisogno di trattare gli altri non come individui separati, ma come fonti di gratificazione; in altre parole, abbiamo bisogno di risposte di tipo oggetto-Sé da parte di coloro che ci circondano. Il fine di percorso maturativo, normale o sviluppato all'interno di un trattamento psicoterapeutico, è partire da un bisogno di oggetti-Sé arcaici per arrivare alla capacità di usare oggetti-Sé più maturi e appropriati. Una posizione diversa e, per alcuni versi, distante da quella kohutiana, è quella di Otto Kernberg, il quale considerò l'organizzazione difensiva della personalità narcisista simile al disturbo di personalità borderline. Kernberg differenziò il disturbo narcisistico di personalità dalla personalità borderline sulla base del Sé grandioso narcisista, integrato, ma patologico. Il Sé grandioso risulta essere una fusione del Sé ideale, dell'oggetto ideale e del Sé reale: tale fusione dà luogo alla svalutazione distruttiva delle immagini dell'oggetto. In altre parole, questi pazienti si identificano nelle loro idealizzate immagini di Sé al fine di negare la loro dipendenza dagli oggetti esterni (altre persone), così come dalle immagini interne di questi oggetti. Nello stesso tempo, negano i propri aspetti inaccettabili proiettandoli negli altri. Il Sé grandioso patologico spiega le caratteristiche di grandiosità e altezzosità della personalità narcisistica. Nella concezione di Kohut, l'aggressività nel paziente narcisista è considerata secondaria (ad esempio, è la rabbia narcisistica in risposta alla mancata gratificazione dei propri bisogni di rispecchiamento e di idealizzazione). Kernberg, invece, considerò l'aggressività come un fattore primario: livelli di aggressività elevati caratterizzano il paziente narcisista che diventa distruttivo verso gli altri. Una manifestazione dell'aggressività del paziente narcisista è la cronica e intensa invidia che l'induce a voler rovinare e distruggere le cose buone degli altri. Entrambi gli autori ritengono che la psicoanalisi sia il trattamento elettivo per la maggior parte dei soggetti con disturbo narcisistico di personalità. Il DSM-IV-R identifica 9 criteri per la diagnosi di disturbo narcisistico di personalità, definito come una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Il paziente narcisista: a) ha un senso grandioso di importanza; b) è costantemente assorbito da fantasie di successo illimitato, potere, fascino, bellezza o amore ideale; c) ritiene di essere speciale o unico e che soltanto altri individui speciali o di alto rango siano in grado di capirlo e frequentarlo; d) richiede eccessiva ammirazione; e) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto; f) si serve degli altri per raggiungere i propri scopi; g) è caratterizzato da mancanza di empatia; h) è spesso invidioso degli altri o ritiene che gli altri provino invidia nei suoi confronti; i) ostenta comportamenti o atteggiamenti arroganti, sprezzanti.