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Ebro
Edìcta ad populum
Edicta ad præfectos prætorio
Edicta Diocletiàni de Christiànis
Edicta Iustiniàni
Edicta prìncipum
Edictum
Edictum Carboniànum
Edictum Claudii de falsàriis
Edictum Claudii de Latìnis
Edictum de altèrutro
Edictum de coniungèndis cum emancipàto lìberis èius
Edìctum de incèndio ruina naufragio rate nave expugnata
Edictum de publicanis
Edictum de turba
Edictum Diocletiàni de prètiis rèrum venàlium
Edictum Luculli
Edìctum peregrìnum
Edictum perpètuum
Edictum prìncipis
Edictum provinciàle
Edictum prætòrium
Edictum repentìnum
Edictum Theodorìci
Edìctum ædìlium curùlium
Edìtio actiònis
Editto di Tiberio Coruncanio
Efficacia del negozio
Effùsum vel deièctum
Egitto
Ei incùmbit probatio qui dicit: non qui negat
Elagàbalo
Elèctio amici
Elementi accidentali della formula
Elio Peto
Emancipàtio
Emancipatio Anastasiàna
Emancipatio per rescrìptum prìncipis
Emancipàtio per tàbulas
Emendàtio libèlli
Emilia (via)
Emiliano
Emphyteusis
Èmptio non tòllit locàtum
Emptio rèi speratæ
Emptio spèi
Emptio-vendìtio
Emptor
Èmptor bonòrum
Èmptor famìliæ
Enchirìdion
Endoploràtio
Ephèmeris
Epibolé
Epiro
Episcopàlis audièntia
Epistolario
Epìstulæ
Epìtome Gai
Epìtome Iuliàni
Epìtome iùris
Equi
Èquites
Eraclea (Battaglia di)
Ereptio del relictum
Èrga òmnes
Ermogeniano
Erràntis nulla volùntas est
Èrror
Èrror commùnis ius fàcit
Èrror in còrpore
Èrror in demonstratiòne
Èrror in negòtio
Èrror in nòmine
Èrror in persona
Èrror in qualitàte
Èrror in substàntia
Errore ostativo
Errore sui motivi
Erròres in iudicàndo; erròres in procedèndo
Erroris probàtio
Erus
Esecuzione
Esistenza
Esogamia
Espropriazione per pubblica utilità
Esquilino
Essentiàlia negòtii
Etruria
Etruschi
Eudossio
Eugenio
Eurico
Evasione
Evèntus dàmni
Evìctio
Evocàtio
Ex abrùpto
Ex facto òritur ius
Ex iùre Quirìtium
Ex lège
Ex mòre
Ex nòvo
Ex nunc
Ex recèpto
Ex tunc
Excèptio
Exceptio dòli
Exceptio in rem scrìpta
Excèptio inadimplèti contràctus
Exceptio iurisiuràndi
Exceptio iusti domìnii
Exceptio lègis Lætòriæ
Exceptio lìtis divìduæ
Exceptio mètus
Exceptio non numeràtæ pecùniæ
Exceptio non rìte adimplèti contràctus
Excèptio pàcti
Exceptio plùrium concumbèntium
Exceptio præiudiciàlis
Excèptio rèi iudicàtæ (vel in iudicium dedùctæ)
Exceptio rèi vènditæ et tràditæ
Excèptio senatusconsùlti Macedoniàni
Exceptiònes dilatòriæ
Exceptiones peremptòriæ
Exceptiones perpètuæ
Excusàtio tutòris
Exèrcitor nàvis
Exercitus centuriàtus
Exheredàtio
Exìlium
Expensilàtio
Expilàta herèditas
Expilàtio
Exposìtio
Expromìssio
Exsecùtor
Ezio (Flavio)



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Cognìtio extra òrdinem

Era uno dei tre modelli processuali del diritto romano. Nata e sviluppatasi a partire dalla fine del periodo repubblicano, essa in epoca classica sostanzialmente affiancò la procedura per formulas [vedi processo per fòrmulas] fino a sostituirla del tutto, in periodo postclassico.
Originariamente tale procedimento veniva adottato per dirimere controversie di diritto pubblico; a partire da Augusto esso venne esteso anche a rapporti di natura privata.
La (—) si caratterizzava per i seguenti caratteri:
unità del procedimento: tutta l’attività processuale si svolgeva davanti allo stesso funzionario statale;
ampia discrezionalità del giudicante: il funzionario-giudice aveva ampi poteri per accertare il fatto;
procedibilità contumaciale: era necessario e sufficiente solo che il convenuto fosse stato avvertito dell’inizio del procedimento;
impugnabilità della sentenza;
specificità della condanna: la condanna non consisteva più nel pagamento di una somma di denaro, ma poteva imporre anche un comportamento specifico, come la restituzione della cosa, un pati, un non fàcere, etc.;
esecutività manu militari: l’esecuzione delle sentenze veniva demandata ad appositi organi statali, gli apparitòres [vedi].
La chiamata in giudizio del convenuto avveniva con una citazione [vedi evocàtio]. Il processo del tardo Impero conobbe, invece, la figura della lìtis denuntiàtio: l’attore redigeva un documento di citazione, lo presentava al giudice e, una volta approvato, lo notificava alla controparte. Nel diritto giustinianeo prevalse la diversa forma della citazione per libèllum: l’attore presentava al giudice lo scritto (libellus conventiònis) e chiedeva che il convenuto fosse chiamato in giudizio; il giudice, esaminata la richiesta e ritenutala non infondata, si pronunciava per l’accoglimento. Il convenuto, per costituirsi in giudizio, doveva redigere e notificare il suo libellus contradictiònis.
Le parti erano obbligate a presentarsi in giudizio, in quanto obbedivano all’ordine del giudice. L’istruzione probatoria era di competenza del giudice stesso, in base al principio inquisitorio, egli, però, nella valutazione delle prove doveva attenersi a un rigido schema prefissato.
Formatosi il convincimento, veniva emessa sentenza in giudizio.
L’“appellatio” [vedi] avveniva col deposito di un atto di appello presso il giudice che aveva emesso la sentenza. Il giudice superiore, ricevuti gli atti e una relazione sommaria dal collega di primo grado, invitava le parti a formulare le richieste (che potevano anche mutare) e a presentare le prove. La seconda sententia era normalmente inappellabile, salvo un ricorso speciale (“supplicatio”) all’imperatore.
Diritto penale
Il nuovo sistema processuale trovò applicazione anche in campo penale, dove soppiantò, formalmente, dal II sec. d.C., il sistema delle quæstiònes perpetuæ [vedi] (cui, peraltro, già da tempo si era sostanzialmente sostituito).
I suoi caratteri salienti furono i seguenti:
— l’attività di cognizione diretta dell’accusa e del giudizio era compiuta dallo stesso prìnceps, o (in sua vece) da altro magistrato o funzionario imperiale, con l’assistenza di un consìlium (dapprima nominato caso per caso, poi reso stabile da Adriano [vedi]);
— il giudizio finale non spettava, pertanto, al popolo riunito in comizi, né tantomeno a giurie (comunque composte).
Per effetto della diffusione della (—), il princeps (od i magistrati, in sua vece), potevano giudicare e punire ogni delitto, con pene di ogni genere.
Il processo nasceva a seguito di una denunzia di un cittadino, ma l’accusa era sostenuta in giudizio da un pubblico accusatore: la (—) aveva, pertanto, natura di processo inquisitorio, mentre le quæstiones avevano natura accusatoria.
Il magistrato giudicante ebbe, in origine, la possibilità di adeguare la pena da irrogare alla gravità del fatto.
Quanto ai delitti oggetto delle quæstiones, essi si arricchirono di nuove fattispecie, particolarmente nella fase del Dominato, in cui, peraltro, si attuò anche un notevole inasprimento delle pene. Vi fu anche una progressiva limitazione degli spazi di discrezionalità lasciati al magistrato giudicante in virtù di una tendenza (evidenziata dalle constitutiònes prìncipum [vedi] del tempo) a precisare minuziosamente sia gli estremi dei singoli reati, sia le relative pene.