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Vacątio legis
Vacua possčssio
Vacunalia
Vądes
Vadiatłra
Vadimņnium
Vadimonium Romam faciendum
Vagitus
Valente
Valente Lucio Fulvio Alburnio
Valentiniano I
Valentiniano II
Valentiniano III
Valeria, Via
Valeriano
Vandali
Varię causąrum figłrę
Varo
Vaticana Fragmenta
Vaticinątio
Vectģgal
Veio
Vendģtio
Venditio ususfructus
Venditor
Včnia ętątis
Verba certa
Verberatio
Vercingetorige
Verus procurątor
Vespasiano Tito Flavio
Vestales
Vetustas servitutis (o pręrogativa temporis)
Vexata quęstio
Via
Vicąrius
Vicģnitas
Vicomagģstri
Vigintiprģmi
Vigintivirątus
Vigintģviri
Vim vi repčllere lģcet
Vģminale
Vģndex
Vindex libertątis
Vindicatio caducorum
Vindicątio in libertątem
Vindicątio in servitłtem
Vindicątio partiąria
Vindicatio pģgnoris
Vindicatio rči
Vindicątio servitłtis
Vindicatio ususfrłctus
Vindicię
Vindicta
Viriato
Vis
Vis absoluta
Vis ac potestas in capite libero
Vis animo illata
Vis compulsģva
Vis mąior (cłi resģsti non pņtest)
Vis [Crimen]
Visigoti
Vita
Vitellio
Vitiąntur et vģtiant
Vitiantur sed non vitiant
Vittoria di Pirro
Viventi nulla hereditas
Vivi cremątio
Vizi della volontą negoziale
Vocątio ab intestąto
Vocatio ad hereditątem
Vocatio contra testamentum
Vocątio in ius
Vocątus ad hereditątem
Volenti non fit iniuria
Volsci
Votum
Vłlgo concčptus



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Cognģtio extra ņrdinem

Era uno dei tre modelli processuali del diritto romano. Nata e sviluppatasi a partire dalla fine del periodo repubblicano, essa in epoca classica sostanzialmente affiancņ la procedura per formulas [vedi processo per fņrmulas] fino a sostituirla del tutto, in periodo postclassico.
Originariamente tale procedimento veniva adottato per dirimere controversie di diritto pubblico; a partire da Augusto esso venne esteso anche a rapporti di natura privata.
La (—) si caratterizzava per i seguenti caratteri:
— unitą del procedimento: tutta l’attivitą processuale si svolgeva davanti allo stesso funzionario statale;
— ampia discrezionalitą del giudicante: il funzionario-giudice aveva ampi poteri per accertare il fatto;
— procedibilitą contumaciale: era necessario e sufficiente solo che il convenuto fosse stato avvertito dell’inizio del procedimento;
— impugnabilitą della sentenza;
— specificitą della condanna: la condanna non consisteva pił nel pagamento di una somma di denaro, ma poteva imporre anche un comportamento specifico, come la restituzione della cosa, un pati, un non fącere, etc.;
— esecutivitą manu militari: l’esecuzione delle sentenze veniva demandata ad appositi organi statali, gli apparitņres [vedi].
La chiamata in giudizio del convenuto avveniva con una citazione [vedi evocątio]. Il processo del tardo Impero conobbe, invece, la figura della lģtis denuntiątio: l’attore redigeva un documento di citazione, lo presentava al giudice e, una volta approvato, lo notificava alla controparte. Nel diritto giustinianeo prevalse la diversa forma della citazione per libčllum: l’attore presentava al giudice lo scritto (libellus conventiņnis) e chiedeva che il convenuto fosse chiamato in giudizio; il giudice, esaminata la richiesta e ritenutala non infondata, si pronunciava per l’accoglimento. Il convenuto, per costituirsi in giudizio, doveva redigere e notificare il suo libellus contradictiņnis.
Le parti erano obbligate a presentarsi in giudizio, in quanto obbedivano all’ordine del giudice. L’istruzione probatoria era di competenza del giudice stesso, in base al principio inquisitorio, egli, perņ, nella valutazione delle prove doveva attenersi a un rigido schema prefissato.
Formatosi il convincimento, veniva emessa sentenza in giudizio.
L’“appellatio” [vedi] avveniva col deposito di un atto di appello presso il giudice che aveva emesso la sentenza. Il giudice superiore, ricevuti gli atti e una relazione sommaria dal collega di primo grado, invitava le parti a formulare le richieste (che potevano anche mutare) e a presentare le prove. La seconda sententia era normalmente inappellabile, salvo un ricorso speciale (“supplicatio”) all’imperatore.
• Diritto penale
Il nuovo sistema processuale trovņ applicazione anche in campo penale, dove soppiantņ, formalmente, dal II sec. d.C., il sistema delle quęstiņnes perpetuę [vedi] (cui, peraltro, gią da tempo si era sostanzialmente sostituito).
I suoi caratteri salienti furono i seguenti:
— l’attivitą di cognizione diretta dell’accusa e del giudizio era compiuta dallo stesso prģnceps, o (in sua vece) da altro magistrato o funzionario imperiale, con l’assistenza di un consģlium (dapprima nominato caso per caso, poi reso stabile da Adriano [vedi]);
— il giudizio finale non spettava, pertanto, al popolo riunito in comizi, né tantomeno a giurie (comunque composte).
Per effetto della diffusione della (—), il princeps (od i magistrati, in sua vece), potevano giudicare e punire ogni delitto, con pene di ogni genere.
Il processo nasceva a seguito di una denunzia di un cittadino, ma l’accusa era sostenuta in giudizio da un pubblico accusatore: la (—) aveva, pertanto, natura di processo inquisitorio, mentre le quęstiones avevano natura accusatoria.
Il magistrato giudicante ebbe, in origine, la possibilitą di adeguare la pena da irrogare alla gravitą del fatto.
Quanto ai delitti oggetto delle quęstiones, essi si arricchirono di nuove fattispecie, particolarmente nella fase del Dominato, in cui, peraltro, si attuņ anche un notevole inasprimento delle pene. Vi fu anche una progressiva limitazione degli spazi di discrezionalitą lasciati al magistrato giudicante in virtł di una tendenza (evidenziata dalle constitutiņnes prģncipum [vedi] del tempo) a precisare minuziosamente sia gli estremi dei singoli reati, sia le relative pene.