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Ebbrezza
Eccessiva onerosità
Eccesso di potere
Eccezione
Economicità
Editio actionis
Edizione
Effetti del negozio
Effetti penali della condanna
Effetto cambiario
Efficacia
Eguaglianza
Electio amici
Elettorato
Elettrodotto
Elezione di domicilio
Elezioni
Elisione dell’imposta
Elusione fiscale
Emancipazione
Embargo
Emblema
Emendamento
Emendatio libelli
Emigrazione
Emptio non tollit locatum
Emptio rei speratae
Emptio spei
Emulazione
Energia
Enfiteusi
Engineering
Ente di fatto
Ente morale
Ente non profit
Ente pubblico
Entrata in vigore della legge
Equa riparazione
Equità
Equo canone
Erede
Eredità
Erga omnes
Ergastolo
Errore
Errore giudiziario
Errores in iudicando e in procedendo
Esame contabile
Esame delle parti
Esame di Stato
Escussione
Esdebitazione
Esecutivo
Esecutore testamentario
Esecutorietà
Esecuzione
Esecuzione forzata
Esecuzione penale
Esenzione fiscale
Esercizio sociale
Esimenti
Esperimenti giudiziali
Esposto
Espromissione
Espropriazione forzata
Espropriazione per pubblica utilità
Espulsione dello straniero
Esternazione
Estimatoria
Estimatorio
Estorsione
Estradizione
Estromissione dal processo
Eutanasia
Evasione fiscale
Evidenza pubblica
Evizione
Ex nunc, ex tunc
Exceptio doli
Exequatur
Exit poll
Extracomunitari
Extrapetizione
Extraterritorialità


Tutte le voci sono tratte dal Nuovo Dizionario Giuridico

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Dizionario Giuridico
Equità [giudizio di] (d. civ.; d. proc. civ.)
L'(—) è il principio di contemperamento di contrapposti interessi rilevanti secondo la coscienza sociale.
Può assumere diverse funzioni:
— criterio di valutazione (es.: nella determinazione del danno, ex art. 1226 c.c.);
— criterio di soluzione delle controversie (artt. 113 e 114 c.p.c.);
— come principio fondamentale ai fini dell'integrazione o dell'interpretazione del contratto, contribuendo a determinare gli effetti giuridici che il contratto produrrà, ed a contemperare gli interessi delle parti relativamente all'affare concluso in concreto.
In ambito processuale, l'(—) è il criterio di giudizio in forza del quale il giudice, nel decidere una controversia, fa ricorso a criteri di convenienza e di comparazione degli interessi delle parti, prescindendo dall'applicazione di una norma giuridica. Si tratta, comunque, sempre di poteri giurisdizionali in quanto basati sulla legge e da questa limitati.
È possibile distinguere due forme di equità:
1) (—) integrativa, che si ha quando il legislatore rinuncia a predisporre la disciplina legale di particolari aspetti di una fattispecie e preferisce affidare al giudice il compito di intervenire caso per caso (es., la liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c.);
2) (—) sostitutiva, che comporta l'attribuizione al giudice del potere di sostituire integralmente l'applicazione della norma con una propria decisione equitativa.
Nell'ambito dell'equità sostitutiva rientrano le due ipotesi di giudizio d'equità previste dal codice di procedura civile, ovvero:
— l'art. 113, comma 2, c.p.c., secondo cui il giudice di pace decide secondo equità le cause il cui valore non supera i 1.100 euro, salvo le controversie derivanti dai contratti conclusi ai sensi dell'art. 1342 c.c. (contratti di massa);
— l'art. 114 c.p.c., per il quale il giudice decide secondo equità quando la causa riguarda diritti disponibili delle parti e queste gliene fanno concorde richiesta.
La differenza tra i due tipi di equità consiste nel fatto che l'equità sostitutiva riguarda l'intero rapporto in contestazione, mentre l'equità integrativa riguarda soltanto un particolare aspetto di esso.
Il giudice che pronuncia una sentenza secondo (—) ne deve dare atto nel dispositivo (art. 119 disp. att. c.p.c.).
Le sentenze pronunciate secondo equità a richiesta di parte (art. 114 c.p.c.) sono inappellabili ma ricorribili in Cassazione in caso di mancanza dei presupposti necessari per la decisione di equità o di mancanza di motivazione.
Invece, le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'art. 113, 2 comma, c.p.c. (cause di valore non superiore a 1.100 euro) sono appellabili [Appello] per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie e per violazione dei principi regolatori della materia. Invece, non sono immediatamente ricorribili in Cassazione [Corte (di cassazione)], poiché i motivi di ricorso in Cassazione sono oramai assorbiti da quelli per proporre appello previsti dal nuovo comma 2 dell'art. 339 c.p.c.