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Obesità
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Orale
Orale
Orale
Orale
Orale
Orale
Orale
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Ossessione e disturbo ossessivo-compulsivo



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Dizionario di Scienze Psicologiche
Odio
Sentimento antitetico all'amore, caratterizzato dal desiderio durevole di danneggiare o distruggere uno specifico oggetto che può essere anche il proprio Sé o la vita medesima. Secondo Freud, l'o. e l'amore convivono nell'uomo come un'antitesi assoluta, derivata dalla scissione di un'unità originaria. Tale antitesi è alla base della relazione piacere-dispiacere e contraddistingue l'ambivalenza umana e il conflitto psichico, causa delle nevrosi e di ogni disturbo psicologico. Freud individua l'origine dell'o. nel ripudio primordiale che l'Io narcisistico oppone al mondo esterno come sorgente di stimoli. In quanto manifestazione della reazione di dispiacere provocata dagli oggetti, l'o. si mantiene sempre in intimo rapporto con le pulsioni di conservazione dell'Io, in modo che le pulsioni dell'Io e le pulsioni sessuali pervengono facilmente a un'antitesi che riproduce l'antitesi odio-amore. Quando le pulsioni dell'Io dominano la funzione sessuale conferiscono anche alla meta pulsionale il carattere dell'o. Freud pervenne a questa visione tra il 1907 e 1909 con il Caso clinico del piccolo Hans e con quello dell'Uomo dei topi, nei quali il conflitto non è più da lui descritto come derivante principalmente dalla contrapposizione fra l'istinto e il mondo esterno, ma anche come un conflitto interno fra l'amore e l'o., risalente ai primi anni di vita. Dopo il 1919, con Al di là del principio del piacere, Freud considera l'o. una manifestazione della pulsione di morte e, negli scritti successivi, fonte principale dell'angoscia e della sofferenza mentale. Con Abraham e Klein, l'o. è visto come un sentimento distruttivo operante sin dagli inizi dell'esistenza ed è riferito al rapporto bambino-madre, neonato-seno. La Klein considera l'o. come immediatamente presente nell'interazione con gli oggetti e come determinato non tanto dalla frustrazione e dalla privazione, che indubbiamente lo stimolano, quanto dall'intensa invidia primaria verso l'oggetto buono idealizzato, la cui esistenza esterna e separata può non essere tollerata ma vissuta con estrema persecuzione. Tale visione dell'o. viene spiegata dalla Klein e dai suoi allievi proprio a partire da questa sua origine nella gratificazione e nell'amore, sperimentata come la prova dell'infinita ricchezza di risorse e di qualità dell'altro, da cui ci si sentirebbe esclusi ed emarginati.