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Ebbrezza
Eccessiva onerosità
Eccesso di potere
Eccezione
Economicità
Editio actionis
Edizione
Effetti del negozio
Effetti penali della condanna
Effetto cambiario
Efficacia
Eguaglianza
Electio amici
Elettorato
Elettrodotto
Elezione di domicilio
Elezioni
Elisione dell’imposta
Elusione fiscale
Emancipazione
Embargo
Emblema
Emendamento
Emendatio libelli
Emigrazione
Emptio non tollit locatum
Emptio rei speratae
Emptio spei
Emulazione
Energia
Enfiteusi
Engineering
Ente di fatto
Ente morale
Ente non profit
Ente pubblico
Entrata in vigore della legge
Equa riparazione
Equità
Equo canone
Erede
Eredità
Erga omnes
Ergastolo
Errore
Errore giudiziario
Errores in iudicando e in procedendo
Esame contabile
Esame delle parti
Esame di Stato
Escussione
Esdebitazione
Esecutivo
Esecutore testamentario
Esecutorietà
Esecuzione
Esecuzione forzata
Esecuzione penale
Esenzione fiscale
Esercizio sociale
Esimenti
Esperimenti giudiziali
Esposto
Espromissione
Espropriazione forzata
Espropriazione per pubblica utilità
Espulsione dello straniero
Esternazione
Estimatoria
Estimatorio
Estorsione
Estradizione
Estromissione dal processo
Eutanasia
Evasione fiscale
Evidenza pubblica
Evizione
Ex nunc, ex tunc
Exceptio doli
Exequatur
Exit poll
Extracomunitari
Extrapetizione
Extraterritorialità


Tutte le voci sono tratte dal Nuovo Dizionario Giuridico

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Dizionario Giuridico
Esecuzione forzata (d. proc. civ.)
[Espropriazione forzata].
() in forma specifica (d. proc. civ.)
Attiene all'esecuzione di obblighi specifici e si distingue in:
() per consegna e per rilascio
È una forma di esecuzione disciplinata dagli artt. 605-611 c.p.c., ed è diretta a far conseguire al creditore la disponibilità materiale di un determinato bene, attraverso la sua consegna (bene mobile) o il suo rilascio (bene immobile). In particolare, essa ha luogo ogni volta che si tratti di trasferire dall'esecutato all'esecutante un bene che è stato dichiarato appartenente a quest'ultimo. Dispone l'art. 2930 c.c. che, se non è adempiuto l'obbligo di consegnare o rilasciare una determinata cosa, mobile o immobile, l'avente diritto può ottenere la consegna o il rilascio forzati a norma delle disposizioni del codice di procedura civile.
L'esecuzione per consegna o rilascio è preceduta dalla notifica dell'atto di precetto [Precetto].
In caso di esecuzione per consegna di un bene mobile, decorso il termine indicato nel precetto l'ufficiale giudiziario si reca sul luogo nel quale le cose si trovano, la ricerca e la consegna alla parte o a una persona da lei designata (art. 607 c.p.c.). Se le cose da consegnare sono pignorate, la consegna non può avere luogo, e la parte istante deve fare valere le sue ragioni mediante opposizione di terzo (artt. 619 ss. c.p.c.).
Invece, in caso di rilascio di un bene immobile, l'ufficiale giudiziario notifica un avviso col quale comunica, almeno 10 giorni prima, alla parte che è tenuta a rilasciare l'immobile, il giorno e l'ora in cui procederà (art. 608, comma 1, c.p.c.). La notifica dell'avviso segna l'inizio dell'esecuzione per rilascio.
L'esecuzione si estingue se la parte istante, prima della consegna o del rilascio, rinuncia con atto scritto notificato alla parte esecutata e consegnato all'ufficiale giudiziario procedente (art. 608bis c.p.c.).
Se nel corso dell'esecuzione sorgono difficoltà che non ammettono dilazione, ciascuna parte può chiedere al giudice dell'esecuzione i provvedimenti temporanei occorrenti.
La liquidazione delle spese è fatta dal giudice dell'esecuzione con decreto che costituisce titolo esecutivo.
() degli obblighi di fare o non fare
È quella forma di (—) diretta a far conseguire al creditore la medesima prestazione specifica di fare oggetto del suo diritto, ovvero la eliminazione di quanto posto in essere dal debitore in violazione del suo obbligo di non fare (artt. 612-614 c.p.c.). L'art. 2931 c.c. prevede che, se non è adempiuto un obbligo di fare, l'avente diritto può ottenere che esso sia eseguito a spese dell'obbligato nelle forme stabilite dal codice di procedura civile. L'art. 2933 c.c. dispone, invece, che, se non è adempiuto un obbligo di non fare, l'avente diritto può ottenere che sia distrutto, a spese dell'obbligato, ciò che è stato fatto in violazione dell'obbligo.
Per ottenere l'(—) di una sentenza di condanna per violazione di un obbligo di fare o di non fare, dopo la notificazione del precetto deve proporsi ricorso al giudice (del luogo dove l'obbligo deve essere adempiuto: art. 26 c.p.c.) perché siano determinate le modalità dell'(—).
Il giudice, sentita la parte obbligata, designa con ordinanza l'ufficiale giudiziario che deve provvedere all'(—) e le persone che debbono provvedere al compimento dell'opera non eseguita o alla distruzione di quella compiuta.
Giudice competente per entrambe le ipotesi di (—) è il Tribunale.
() nei confronti della Pubblica Amministrazione (d. amm.)
L'(—) è un procedimento giudiziale, a carattere esecutivo, volto a soddisfare l'interesse creditorio (nel rispetto del principio della parità di trattamento dei creditori, c.d. par condicio creditorum) contro la volontà del debitore (P.A.). Tale procedimento è ammesso nei confronti della P.A., sebbene con dei temperamenti dettati dall'esigenza di garantire una maggior tutela dei soggetti preposti, dall'ordinamento, alla cura dell'interesse pubblico.
In particolare, l'(—) nei confronti della P.A. può essere di due tipi:
() in forma specifica
La sua ammissibilità incontra i limiti posti dagli artt. 20582 c.c. e 29332 c.c., i quali assumono un significato particolarmente penetrante quando il soggetto è la P.A. Infatti, nei confronti di quest'ultima, l'(—) è esclusa ogni qualvolta la reintegrazione in forma specifica sia eccessivamente onerosa per la P.A., o la distruzione della cosa sia di pregiudizio all'economia nazionale. I suddetti limiti rilevano anche in relazione alle modalità dell'esecuzione, che deve avvenire compromettendo il meno possibile gli interessi della P.A.
È, infine, ammissibile l'(—) dell'obbligo di adempiere un contratto ex art. 2932 c.c.
() per espropriazione
Nessun problema pone l'(—) di beni patrimoniali disponibili. Per i beni patrimoniali indisponibili e per quelli demaniali, invece, la dottrina dominante esclude l'(—). Si ammette altresì l'(—) di crediti di diritto privato; per i crediti di diritto pubblico, mentre la giurisprudenza afferma l'impignorabilità (essendo originati dall'esercizio di pubbliche potestà), la dottrina è per la pignorabilità. Quanto al denaro, le dispute sorte in dottrina e giurisprudenza sono state superate da un'autorevole sentenza della Corte di cassazione (n. 1609/1987), che ne ha espressamente ammessa la pignorabilità argomentando in base all'impossibilità logico-giuridica che le destinazioni di bilancio condizionino l'(—) sulle casse della P.A.
La giurisprudenza, infine, ammette l'(—) avente ad oggetto crediti della P.A. quando questi siano originati da rapporti di diritto privato e non quando trovino fondamento in un titolo di diritto pubblico.