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Obesità
Oceanico
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Oggettiva
Oggetto
Olismo
Ombra
Omosessualità
Onirico
Onirismo
Onnipotenza del sé
Onomatomania
Operazionismo
Opinione
Opposti
Orale
Orale
Orale
Orale
Orale
Orale
Orale
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Organizzazione
Orgasmo
Orgone
Orientamento
Ospedalismo
Ossessione e disturbo ossessivo-compulsivo



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Dizionario di Scienze Psicologiche
Orientamento
Complesso di funzioni psichiche, principalmente percettive, mediante le quali, in ogni momento della nostra vita, abbiamo cognizione della reale situazione in cui ci troviamo. Si distingue l'o. nel tempo, nello spazio e della persona; le prime due, essendo funzioni simultanee e di identico comportamento clinico, vengono riuniti sotto la denominazione comune di o. allopsichico. L'o. della propria persona è detto autopsichico, mentre l'o. somatopsichico si riferisce alla conoscenza del proprio corpo, in cui rientra la coscienza di malattia (somatica o psichica). L'o. nel tempo è la capacità di rendersi conto, in modo diretto e soggettivo, che un dato evento A si sia verificato precedentemente ad altro evento B e che quest'ultimo sia più recente del primo; il senso del tempo può essere definito come la facoltà di valutare, in base a dati esclusivamente psicologici, l'estensione degli spazi di tempo. Il trascorrere del tempo non avviene in una dimensione vuota, considerando i suoi rapporti con le nostre esperienze interne ed esterne, che permettono una valutazione soggettiva del tempo basata sull'esperienza e sull'associazione delle rappresentazioni immagazzinate. L'o. nello spazio è dovuto al fatto che il progressivo sviluppo della nostra vita psichica ci permette di avere cognizione, in modo istantaneo e definitivo, delle dimensioni, forme e distanze delle cose fra cui viviamo e ci muoviamo, mentre acquistiamo una nozione pratica nello spazio reale in cui le cose sono situate. La conoscenza dello spazio si acquista nel corso della vita grazie alla coesistenza di diverse sensazioni, principalmente visive, tattili e uditive. La costruzione dello spazio avviene mediante il confronto delle dimensioni degli oggetti, l'identificazione sensoriale e il riconoscimento delle cose per vie diverse, la localizzazione degli oggetti nell'ambiente e l'ordinamento delle sensazioni. La localizzazione nello spazio è obiettiva solo quando riguarda cose situate nel mondo esterno, è soggettiva invece se si riferisce al proprio corpo. L'o. del luogo non deve confondersi con quello spaziale, in quanto rappresenta una funzione mnestica basata sull'evocazione dei ricordi. Dopo avere avuto la propria situazione attuale nello spazio e nel tempo, l'individuo procede intuitivamente ad un lavoro di elaborazione mentale per formare un giudizio, il cui risultato è l'o. allopsichico. Quando si parla di o. autopsichico si fa riferimento alla coscienza della nostra personalità, che consiste nell'identificazione del nostro Io come qualcosa che ci appartiene, che si presenta sempre identico a se stesso nonostante le variazioni che subisce in seguito all'integrazione di successivi stati di coscienza. L'Io si presenta alla coscienza come due aspetti fondamentali: quello della sua unità e quello della sua identità. Il fatto vissuto dell'unità dell'Io è il risultato di una serie di funzioni somatiche e psichiche, il fatto vissuto dell'identità del'Io è funzione della sua memoria e per suo mezzo l'Io che si attribuisce gli atti presenti è identico a quello che si attribuiva gli atti passati (io che scrivo sono la stessa persona che ieri passeggiava). I disturbi dell'o. autopsichico vengono classificati tra quelli della personalità. Per quanto riguarda la capacità di stabilire dei rapporti consoni alla situazione che di volta in volta si presenta, con la capacità di modificare i propri atteggiamenti in base al modificarsi delle situazioni, si parla di o. situazionale. Nell'ambito della psicologia dell'età evolutiva, si parla di o. nella vita come qualcosa che segna tutte le fasi di passaggio e che origina dalla distinzione, che si raggiunge intorno ai due anni, tra sé e il mondo esterno verso cui prende avvio un uso intenzionale delle proprie risposte motorie ed emotive. In questa fase il bambino passa da uno stadio di onnipotenza ad un'acquisizione del principio di causalità che, attraverso la presenza degli ostacoli e l'esperienza delle non realizzazioni, consente di apprendere che non basta desiderare per avere, ma occorre mettere in moto strategie di tipo causale che consentono di ottenere un effetto proporzionato all'azione. A questo punto prende avvio l'esperienza della scelta in base ai meccanismi disponibili d'azione, con conseguente ipotesi di comportamento e verifica nell'ambiente. A favorire o a pregiudicare l'o. inteso sia come costruzione della propria identità, sia come fiducia nella propria capacità di intervento nel mondo, è l'ambiente familiare con la qualità di accettazione che riesce a esprimere: se l'accettazione è personale e quindi antecedente alla qualità e alla capacità di azione del bambino, si genera quella sicurezza che permette il rischio, l'errore, l'indipendenza e l'iniziativa; se invece è funzionale a schemi presupposti o ad aspettative implicite o manifeste, allora l'o. è più insicuro e può accompagnarsi all'angoscia del rischio e della colpa. Nel periodo scolare si amplia e si struttura l'o. interpersonale già avviato nella famiglia. In questo caso il bambino entra in contatto con adulti con cui non ha un vissuto di appartenenza, ha la possibilità di ridimensionare le figure parentali mitizzate, incontra altri modelli di riferimento nel modo di pensare, valutare e agire. Nell'ambito della psicologia dell'educazione si prende in considerazione l'o. scolastico volto a dirigere l'adolescente verso l'insegnamento più consono allo sviluppo delle sue potenzialità, misurabili attraverso tecniche psicometriche e indagini psicodiagnostiche. Nell'ambito della psicologia del lavoro si parla di o. professionale, che ha in vista, oltre ai criteri di efficienza, anche la realizzazione della personalità. I criteri adottati per analizzare questo tipo di o. sono di natura diagnostico-attitudinale, caratterologico-affettiva, socio-culturale e personalistica. Jung, all'interno della psicologia analitica, chiama o. il principio generale di un atteggiamento che, a seconda che sia estroverso o introverso, si orienta verso il mondo esterno o interno. Combinandosi con la funzione, l'atteggiamento specializza ulteriormente il suo o. configurando il profilo tipologico di ogni individuo.