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Dizionario di Scienze Psicologiche
Psicoanalisi
Teoria psicologica e tecnica terapeutica elaborata da Sigmund Freud. I principi di base che sostengono tale teoria sono: il determinismo psichico, l'idea che diversi fattori intrapsichici operino simultaneamente creando un comportamento, un pensiero o un sintomo che risultano essere la via finale comune dei processi inconsci; l'inconscio dinamico, prova del quale sono quelle parti di ricordi che emergono dalla censura, o i lapsus e i sogni, tutti fenomeni che indicano movimenti di repressione e controllo di un materiale conscio che avviene altrove; il ruolo fondamentale dello sviluppo infantile nel definire le caratteristiche dell'individuo adulto. La p. può oggi ritenersi anche un corpo di conoscenze scientifico-teoriche applicabili allo studio dell'uomo nei più diversi contesti, non solo quello clinico. Trae la sua origine dall'interesse di Freud per un caso di isteria trattato dal medico viennese Breuer, noto come il caso di Anna O. La paziente aveva sviluppato una serie di sintomi comprendenti disturbi della vista e del linguaggio, incapacità di ingerire cibi, paralisi e anestesie. Nei colloqui con Anna O., Breuer era stupito nel notare come il ricordo delle circostanze caratterizzate da intensa coloritura affettiva, durante le quali si erano manifestati per la prima volta i sintomi, inducesse la scomparsa dei sintomi stessi. Anna O. descrisse tale processo come cura parlata. Breuer si serviva della trance ipnotica per aiutare la paziente a ricordare gli episodi: tuttavia, il trattamento venne sospeso quando si rese conto della connotazione sessuale del legame con Anna O., aspetto che non riusciva a gestire e che lo spaventò. Verso la fine del 1887 anche Freud iniziò a usare l'ipnosi con pazienti isteriche. Il metodo catartico utilizzato insieme all'ipnosi aveva lo scopo di rimuovere i sintomi attraverso un processo di richiamo e di verbalizzazione dei sentimenti soppressi cui erano associati: tale metodo divenne noto come abreazione. Attraverso tali metodiche Freud comprese, da una parte, l'importanza del desiderio dei pazienti di raccontare ricordi e, dall'altra, la riluttanza a presentare tale materiale. Freud definì tale riluttanza repressione, un processo attivo di esclusione di vissuti dolorosi dalla coscienza che comprese come elemento essenziale nella formazione dei sintomi. Proprio a causa delle forze della repressione e della resistenza, abbandonò il metodo catartico e passò alle associazioni libere, invitando i pazienti a dire ciò che veniva loro in mente senza censurare i pensieri.
1) Interpretazione dei sogni. Freud si rese conto dell'importanza e del significato dei sogni, così frequentemente raccontati nel processo delle libere associazioni, tanto da dichiarare l'interpretazione dei sogni la via maestra per la comprensione dell'inconscio. Nel tentativo di caratterizzare la psicologia del sogno, ne L'interpretazione dei sogni (1900) gettò le basi della psicologia dell'Ego. Il sogno ha infatti il compito di realizzare, in modo mascherato, un desiderio inconscio infantile non facilmente accessibile alla coscienza nel corso della veglia. Tale trasformazione può avvenire solo se nella mente esiste un censore, che funziona al servizio di un Ego (Io) per preservare il sonno. Lo studio dei vari metodi attraverso i quali il censore difende il sonno da elementi disturbanti permise a Freud di individuare i primi meccanismi di difesa dell'Ego (come la condensazione, lo spostamento, la rappresentazione simbolica). Freud distinse tra due livelli di contenuto del sogno: il contenuto manifesto è quello che viene ricordato dal soggetto, il contenuto latente è connesso con i pensieri e i desideri inconsci; egli definì lavoro del sogno le operazioni mentali inconsce attraverso le quali il contenuto latente del sogno viene trasformato in contenuto manifesto. L'interpretazione dei sogni pone l'accento sull'importanza della scarica degli impulsi o dei desideri attraverso il contenuto allucinatorio del sogno.
2) Metapsicologia. Freud delineò una prima sistematizzazione della vita psichica dell'uomo, così come era venuta progressivamente delineandosi nei primi scritti: non più sola coscienza, ma contrapposizione tra conscio e inconscio. Il modello topografico, denominato prima topica freudiana, divide la mente in tre regioni: il sistema conscio, il sistema preconscio e il sistema inconscio; ciascuno dei quali ha caratteristiche peculiari. Il sistema conscio è quella parte della mente in cui le percezioni che provengono dal mondo esterno, dall'interno dell'organismo o dalla mente sono portate a livello della coscienza. La coscienza è considerata un fenomeno soggettivo, il cui contenuto può essere comunicato solo per mezzo del linguaggio o del comportamento. Il sistema preconscio comprende gli eventi, i contenuti mentali o i processi che è possibile portare a livello di consapevolezza conscia mediante una focalizzazione dell'attenzione. Per giungere alla consapevolezza, i contenuti dell'inconscio devono legarsi a parole e, pertanto, diventare preconsci. Il preconscio mantiene la barriera repressiva della censura rispetto ai contenuti inconsci inaccettabili. L'attività mentale, associata al preconscio, viene definita processo secondario del pensiero: la scarica istintuale e differita e l'energia mentale legata secondo le esigenze della realtà esterna e dei valori morali dell'individuo. Tale tipo di pensiero rispetta le connessioni logiche e tollera le contraddizioni in misura assai minore rispetto al pensiero primario che caratterizza il sistema inconscio. Il sistema inconscio è caratterizzato da quell'insieme di contenuti e di processi mentali che sono mantenuti al di fuori della consapevolezza, attraverso le forze della censura e della repressione. L'inconscio è strettamente correlato agli impulsi istintuali (sessuali e di autoconservazione) e il suo contenuto è limitato ai desideri che cercano appagamento. Questi desideri forniscono la motivazione dei sogni e determinano la formazione dei sintomi nevrotici. Tale idea è considerata, oggi, riduzionistica. Il sistema inconscio è caratterizzato dal processo primario del pensiero, il cui scopo principale è la facilitazione dell'appagamento e del desiderio della scarica istintuale: questo tipo di processo trascura le connessioni logiche, non ha il concetto del tempo, permette che esistano idee contraddittorie, non ammette la negazione. I contenuti inconsci possono diventare consci solo attraverso il preconscio, nel momento in cui la censura viene sopraffatta, lasciando che gli elementi raggiungano la coscienza. Benché molti concetti della prima topica siano stati poi superati, molte parti di tale teoria continuano a essere utili, ad esempio i processi primari e secondari del pensiero. La transizione dal modello topografico della mente a quello strutturale si ha a partire dalla pubblicazione de L'Io e l'Es (1923), nel quale si distinguono, all'interno dell'apparato psichico, tre istanze diversamente caratterizzate. L'Es (o Id) è la struttura che raccoglie impulsi istintuali. Opera secondo le leggi del processo primario e può essere considerato il serbatoio energetico dell'apparato psichico. Non può essere, tuttavia, considerato come sinonimo dell'inconscio, in quanto sia l'Ego sia il Superego hanno componenti inconsce. L'Ego è la parte organizzata della psiche, un organo esecutivo che controlla il movimento e la percezione, il contatto con la realtà e, attraverso i meccanismi di difesa di cui dispone, il differimento e la modulazione dell'espressione degli impulsi. Freud ritenne che l'Es si modificasse in conseguenza dell'azione del mondo esterno sugli impulsi: le pressioni della realtà esterna permettono all'Ego di appropriarsi delle energie dell'Es per compiere il loro lavoro, sostituendo il principio di realtà al principio di piacere. Poneva l'accento sul ruolo del conflitto all'interno del modello strutturale, conflitto che avviene inizialmente tra l'Es e il mondo esterno per poi divenire conflitto interiorizzato fra Ego e Es. Il Superego è l'istanza che stabilisce e mantiene la coscienza morale della persona sulla base di un complesso sistema di idee e valori internalizzati dai genitori. Freud considerò il Superego come derivante dalla risoluzione del complesso di Edipo, poiché il bambino introietta i valori parentali intorno ai 5-6 anni di età. Il Superego svolge un costante controllo sul comportamento, sui pensieri e sui sentimenti della persona, fa i confronti fra gli standard attesi di comportamento e offre approvazione o disapprovazione: tali attività sono prevalentemente inconsce. L'apparato psichico viene da Freud considerato, oltre che da un punto di vista topico e strutturale, anche dal punto di vista dinamico-evolutivo. A partire dallo scritto Tre saggi sulla teoria sessuale, l'autore formulò i principali dogmi della teoria psicoanalitica: la definizione ampliata di sessualità, comprendendo in questo concetto tutte le forme di piacere che trascendono la sessualità genitale; una teoria dello sviluppo della sessualità infantile e, infine, il legame concettuale tra nevrosi e pubertà. Con lo sviluppo della sessualità infantile procede di pari passo lo sviluppo delle relazioni con l'oggetto o gli oggetti d'amore, che culmina nella scelta di tale oggetto d'amore nella vita adulta. Freud notò che i bambini dimostrano un'attività erotica sin dalla nascita, con manifestazioni associate, tuttavia, a funzioni corporee quali l'alimentazione, il controllo della vescica e dell'intestino. L'energia libidica, ossia la forza attraverso la quale l'istinto sessuale è rappresentato nella mente, viene a concentrarsi, nel corso dello sviluppo, in diverse zone, in modo che ciascuno stadio dello sviluppo si costruisca su quello precedente e ne riassuma le realizzazioni secondo la definizione gli obiettivi, i tratti patologici e i tratti del carattere. Freud descrisse gli impulsi erotici che originano dalle zone pregenitali come componenti istintuali o istinti parziali. Normalmente, durante lo sviluppo, tali componenti sono sottoposte a repressione, mantenendo un ruolo limitato ai preliminari dell'atto sessuale adulto. Il persistente attaccamento dell'istinto sessuale a una particolare fase dello sviluppo pregenitale viene definito fissazione. Secondo Freud, nelle nevrosi un limitato numero di impulsi sessuali, sottoposti a repressione, diveniva responsabile della creazione e del mantenimento dei sintomi nevrotici: questo costituiva la norma psichica. Gli stessi impulsi, liberamente espressi, costituivano per contro le perversioni.
3) Stadi dello sviluppo della libido. Freud ne distingue sostanzialmente cinque:
a) Stadio orale. Si situa nei primi 18 mesi di vita, è incentrato sulle stimolazioni tattili piacevoli evocate dal capezzolo o sostituti; porta ad una dipendenza fiduciosa dagli oggetti di nutrimento e di sostegno; il suo mancato superamento, una fissazione o una regressione a tale stadio può determinare narcisismo, pessimismo, esagerata tendenza a essere esigenti, eccessiva dipendenza; la risoluzione ottimale di questo stadio porta alla capacità di ricevere dagli altri senza eccessiva dipendenza o invidia, con sicurezza verso se stessi.
b) Stadio anale. Dal 1 al 3 anno di età, in concomitanza con la maturazione del controllo neuromuscolare sugli sfinteri, caratteristica che sottolinea il passaggio dalla passività all'attività;
— determina una lotta per l'indipendenza e la separazione dalla dipendenza e dal controllo del genitore, tentativi di raggiungere l'autonomia senza eccessiva vergogna o insicurezza per la perdita di controllo;
— il suo mancato superamento, una fissazione o una regressione a tale stadio può determinare ostinazione, ordine, parsimonia e, in modo ambivalente, mancanza di pulizia, disordine, disobbedienza, collera, tendenze sadomasochistiche;
— la risoluzione ottimale di questo stadio determina lo sviluppo dell'autonomia personale, capacità di indipendenza e iniziativa, capacità di cooperazione senza eccessiva ostinazione o senso di autosvalutazione o frustrazione.
c) Stadio fallico. Dal 3 al 5 anno di vita, è caratterizzato da un'attenzione primaria alla stimolazione e all'eccitamento dell'area genitale, accompagnati da fantasie, prevalentemente inconsce, di coinvolgimento sessuale con il genitore del sesso opposto. Determina la focalizzazione dell'interesse erotico, pone le basi dell'identità di genere; lo stabilirsi della situazione edipica promuove le successive identificazioni; il suo mancato superamento, una fissazione o una regressione a tale stadio può portare ad uno sviluppo nevrotico; la risoluzione ottimale di questo stadio determina un corretto senso di identità sessuale, curiosità senza imbarazzo, padronanza nei confronti dell'ambiente esterno e interno.
d) Stadio della latenza. Dai 6 agli 11-13 anni, viene istituito il Super Io alla fine del periodo edipico, vengono meglio controllati gli impulsi; si ritiene un periodo di quiescenza degli impulsi sessuali; è caratterizzato, tuttavia, da spinte omosessuali e dalla sublimazione delle energie lipidiche; determina un'ulteriore integrazione delle identificazioni edipiche e un consolidamento del ruolo e dell'identità sessuale attraverso l'imitazione di figure non solo parentali (insegnanti, divi del cinema etc.); il suo mancato superamento, una fissazione o una regressione a tale stadio può generare difficoltà a sublimare le energie presenti, inibendo lo sviluppo di capacità creative; un eccesso di controllo interiore può portare a un precoce sviluppo di tratti ossessivi di carattere; la risoluzione ottimale di questo stadio determina senso di industriosità, capacità di controllare gli oggetti e i concetti che incrementano il senso di autonomia, limitando il rischio di insuccesso o di sconfitta.
e) Stadio genitale. Dagli 11-13 anni in poi, è legato alla maturazione psicologica dei sistemi di funzionamento genitale e ormonale che generano un aumento degli impulsi libidici; conduce alla separazione finale dalla dipendenza e dall'attaccamento ai genitori e all'instaurazione di relazioni oggettuali mature, non incestuose, accettazione del ruolo e della funzione proprie dell'età adulta; la crisi nella risoluzione di questo stadio può riportare a residui psicopatologici di tutti i periodi precedenti, poiché il compito evolutivo dello stadio genitale consiste nella parziale riapertura, rielaborazione e reintegrazione di tutti gli aspetti dello sviluppo; la risoluzione di questo stadio favorisce la costruzione di una personalità matura, con capacità di soddisfare le potenzialità genitali e un senso autointegrato e persistente di identità che consente alla persona una buona partecipazione nelle aree del lavoro e dell'amore, al fine di soddisfare scopi e valori significativi.
4) Teoria degli istinti. Freud, dopo lo sviluppo del modello topografico, si occupò dei complessi aspetti della teoria degli istinti. L'istinto ha quattro principali caratteristiche: l'origine (la parte del corpo da cui sorge), l'impeto (la quantità di forza associata all'istinto), lo scopo (l'azione diretta verso la scarica o la soddisfazione della tensione e l'oggetto), il bersaglio (spesso una persona) di tale azione. La libido è la forza attraverso la quale il piacere, inteso in senso generale, è rappresentato nella nostra mente. Freud definì poi gli istinti dell'Ego o autoconservativi. La principale forza istintuale considerata oggi dagli psicoanalisti è l'aggressività. In origine, tuttavia, Freud considerò l'aggressività una componente degli istinti sessuali nella forma del sadismo. Quando, successivamente, divenne consapevole delle componenti non sessuali del sadismo, propose di considerare aggressività e odio come parte degli istinti dell'Ego. La fonte di tale istinto, a suo avviso, è posta soprattutto nei muscoli scheletrici e lo scopo dell'istinto aggressivo è la distruzione. Alla base degli istinti sessuali e aggressivi Freud pose gli istinti di vita e di morte (Eros e Thanatos), ritenendo che una componente dominante negli organismi biologici fosse la tendenza a tornare allo stato inanimato. In contrasto con l'istinto di morte, Eros è la tendenza delle particelle a riunirsi o a legarsi le une alle altre, come nella riproduzione sessuale.
5) Teoria psicoanalitica classica delle nevrosi. L'elemento centrale di tale teoria risulta essere il conflitto, che può avvenire tra la realtà esterna e gli impulsi istintuali dell'individuo, o ancora tra istanze dell'apparato psichico, quali Es e Superego o Es ed Ego. Nell'ambito di tale conflitto, gli impulsi e i desideri che cercano di realizzarsi vengono espulsi dalla coscienza attraverso la repressione o un altro meccanismo di difesa. La loro espulsione dalla coscienza, tuttavia, non ne riduce la potenza: di conseguenza, le tendenze inconsce combattono per tornare a livello di coscienza. Tale teoria dello sviluppo delle nevrosi presuppone che nella prima infanzia esista una nevrosi rudimentale basata sullo stesso tipo di conflitto. Uno stato di deprivazione durante i primi mesi di vita, dovuto, ad esempio, alla carenza delle figure parentali, può influenzare negativamente lo sviluppo dell'Ego, rendendo problematici i processi a esso legati che portano alla maturazione dell'individuo, quali la mediazione tra impulsi e ambiente e lo sviluppo di identificazioni appropriate. Gli eventi traumatici, lungo il corso dell'esistenza, possono minare le difese dell'Ego, provocando un ritiro degli investimenti verso l'esterno e un ripiegamento difensivo di tutte le forze verso l'interno; ripiegamento che ha come conseguenza forti vissuti di inadeguatezza e la formazione di sintomi che sono espressioni di desideri infantili riattualizzati. La riduzione della tensione attraverso la nevrosi è lo scopo primario del disturbo; tuttavia, vi possono essere guadagni secondari che derivano dal provocare una maggiore attenzione negli altri, quindi una maggior simpatia: ogni nevrosi ha la sua caratteristica forma di guadagno secondario.
6) Trattamento e tecniche. Il termine analisi deriva dal greco e significa sciolgo; si riferisce al procedimento che tende a risolvere un tutto nei suoi elementi costitutivi. Lo scopo della tecnica analitica elaborata da Freud può essere schematizzato in tre punti: rendere conscio l'inconscio; elaborare le resistenze, in particolare quella di transfert; creare condizioni ottimali per il funzionamento dell'Io. La cornice formale all'interno della quale questo avviene è determinata da un contratto che fissa tempi, frequenza delle sedute, modalità di pagamento, impegno a livello di sincerità conscia e inconscia; dall'incognito dell'analista, condizione importante affinché l'analizzato possa proiettare e trasferire su di lui i propri vissuti, senza che questa proiezione e questo transfert siano disturbati da conoscenze extra-analitiche sulla personalità dell'analista; dalla regola dell'astinenza, che vieta all'analista il soddisfacimento dei desideri reali o transferali del paziente, obbligandolo ad astenersi da consigli sulla vita reale dello stesso; e, infine, dal divano su cui si sdraia il paziente, che favorisce la regressione necessaria in vista della successiva ricostruzione, collocando il soggetto in una condizione diversa da quella della quotidiana comunicazione, facilitando un contatto con il mondo dei ricordi e dell'immaginazione. Il trattamento analitico, pur non avendo un percorso prestabilito o lineare, è composto da varie tappe: l'anamnesi, riletta dall'analista sulla base delle difese prevalentemente utilizzate dal paziente; la libera associazione, tecnica con cui si chiede al paziente di rinunciare, per quanto possibile, alla censura cosciente, riferendo tutti i pensieri; l'analisi delle resistenze, ossia delle forze che si oppongono a uno spontaneo fluire di idee o pensieri; l'analisi dei sogni, essendo il sogno una formazione di compromesso tra desiderio pulsionale e la censura (l'interpretazione deve compiere a rovescio il cammino percorso dal lavoro del sogno); l'analisi del transfert, meccanismo attraverso cui il paziente sposta sull'analista i propri conflitti intrasoggettivi, che, a loro volta, sono derivati dalle relazione reali o fantasmatiche che il paziente ha vissuto nell'infanzia (il transfert può essere positivo o negativo, a seconda del sentimento ostile o affettuoso che vi è coinvolto); la fine dell'analisi, non fissabile a priori, che dipende dal raggiungimento di mete soggettivamente importanti, quali ad esempio la risoluzione della nevrosi infantile, la risoluzione della nevrosi da transfert, l'elaborazione dei conflitti nevrotici e la conseguente presa di coscienza. Di fondamentale importanza per un positivo esito della terapia analitica sono l'alleanza terapeutica, cioè la collaborazione fra l'analista e quella parte dell'Io del paziente relativamente libera da conflitti, la qualità positiva del transfert, alcuni tratti del Super-Io che sostengono le proposizioni del paziente, la naturale tendenza del materiale rimosso a cercare una liberazione al fine di ottenere un effetto catartico.
7) Psicoanalisi infantile. Nel 1908 Freud pubblicò quella che può essere definita la prima psicoanalisi infantile, l'Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (Caso clinico del piccolo Hans), essenziale per il fatto di avergli consentito un riscontro diretto delle teorie dello sviluppo, della sessualità infantile, dell'Edipo, inferite dal trattamento analitico con gli adulti. Bisognerà però attendere gli anni Venti per decretare la vera e propria nascita del trattamento analitico infantile e del conseguente sviluppo teorico, a opera di Hermine von Hug-Hellmuth e fondamentalmente di Melanie Klein e di Anna Freud. Il grande merito di queste psicoanaliste è di aver creato una tecnica capace di evidenziare le situazioni più precoci, e perciò più profonde, dello sviluppo libidico del bambino e, usufruendo delle teorie freudiane senza avvalersi dell'indagine a ritroso attraverso materiale ottenuto dagli adulti, di costruire un castello teorico ulteriormente illuminante tale periodo evolutivo. È la Hug-Hellmuth a rappresentare l'anello di congiunzione tra il piccolo Hans e i successivi lavori della Klein e Freud e a mettere a disposizione degli analisti le basi che hanno consentito lo sviluppo della p. infantile, di cui a tutti gli effetti può esserne definita la precorritrice. Al Congresso di Berlino del 1921 presentò le modifiche apportate alla tecnica classica dell'analisi degli adulti di Sigmund Freud per adeguarla alle fasi di sviluppo infantile, sottolineando l'importanza delle tecniche proiettive del disegno e del gioco libero a integrazione delle libere associazioni. È sua l'individuazione del valore simbolico del gioco, usato come mezzo di comunicazione ed equiparato alle libere associazioni dell'adulto. Si deve ad Anna Freud nel 1927 e a Melanie Klein nel 1932 la pubblicazione di due testi di tecnica, rispettivamente Quattro conferenze sull'analisi infantile e La psicoanalisi dei bambini, che permisero la sistematizzazione della p. infantile. La Freud ritiene che l'applicazione del trattamento analitico ai bambini debba essere di tipo pedagogico, utilizzando fondamentalmente le tecniche impiegate nelle Child Guidance Clinics, a causa dell'immaturità del loro Super-Io e del rischio derivante dal porli di fronte a contenuti inconsci che non sarebbero in grado di assimilare. Propende inoltre per il mantenimento, da parte del terapeuta, di una situazione analitica positiva e la trasformazione del transfert negativo con modalità non analitiche, sostiene che la fase preparatoria al trattamento analitico infantile sia essenziale per superare la mancanza di quegli elementi presenti nell'analisi dell'adulto, la consapevolezza della malattia, la voglia di guarire, la libertà di decidere di intraprendere il trattamento analitico. Valorizza l'uso del sogno oltre che delle fantasie a occhi aperti e dei disegni durante la seduta con il bambino, limitando invece quello del gioco. A suo dire, solo il gioco libero può essere assimilato alle libere associazioni, non quello nella stanza dell'analisi, corrispondente invece alle resistenze causate dalle frequenti irruzioni e mutamenti cui va incontro. Altro elemento caratteristico della costruzione teorica della Freud è il ritenere il bambino incapace di sviluppare il transfert, a causa del carattere attuale dei suoi legami affettivi originari, non ancora dato storico da rivivere. Si oppone, inoltre, a che la p. infantile venga usata a livello preventivo, ritenendola utile solo in casi eccezionali, come quelli dei bambini nevrotici. Successivamente, la Freud ridimensiona taluni suoi assunti, ritenendo ad esempio che l'analisi sia possibile anche nel periodo di latenza e forse addirittura prima, oltre al fatto che il bambino possa sviluppare il transfert nel trattamento analitico. Ferma è però nel considerare il trattamento analitico infantile non sovrapponibile a quello degli adulti. È con la Klein che si compiono però una vera e propria rivoluzione e una formulazione esaustiva di un modello analitico infantile, a partire dal 1922. Klein rende possibile un'effettiva analisi infantile, totalmente scevra da ogni intento pedagogico, grazie all'introduzione del materiale di gioco, che consente l'incessante emergere dell'attività di personificazione da parte del piccolo paziente nel corso della seduta analitica. Solo la Klein teorizza che il gioco non è un surrogato, ma esattamente l'analogo delle libere associazioni degli adulti e rappresenta la via regia all'inconscio del bambino. Sottolinea inoltre l'importanza dell'interpretazione di quanto avviene nel corso della seduta, rivolta a rendere contattabile il mondo interno del bambino, oltre che a bonificare la sottesa angoscia di morte; in tal senso, l'analista media il rapporto del paziente con le fantasmatizzazioni del suo mondo interno, in quanto, la realtà interna del soggetto è tanto reale quanto quella esterna. Assumono quindi grande importanza le angosce più primitive, quelle connesse all'aggressività, alla distruttività, all'istinto di morte, all'invidia, oltre alle ritorsioni fantasmatiche dell'oggetto aggredito. Altri determinanti assunti della costruzione kleiniana sono la retrodatazione dei conflitti, soprattutto dell'Edipo presente già a 2 anni, e della nascita del Super-Io, oltre alla descrizione dell'identificazione proiettiva, intesa come meccanismo volto alla liberazione della mente dalle proprie angosce, attraverso l'evacuazione all'esterno o all'interno di un'altra persona che ne diventa il contenitore. In Contributo alla psicogenesi degli stati maniaco-depressivi (1935), Klein parla di una delle due fasi di sviluppo, la posizione depressiva, definendola come la posizione fondamentale nello sviluppo del bambino, garante della salute mentale e perciò del prevalere dei meccanismi nevrotici su quelli psicotici. Alla pressoché totale contestazione da parte di Anna Freud delle concezioni di Melanie Klein circa la tecnica dell'analisi infantile, quest'ultima replica che:
— l'inconscio dei bambini può essere analizzato con le tecniche appropriate e che ciò conduce inevitabilmente al complesso di Edipo;
— troppa importanza viene accordata ai genitori reali e poca al modo fantasmatico, con cui il bambino elabora i dati dell'esperienza;
— l'unico mezzo per alleviare l'angoscia è far emergere alla coscienza la sofferenza e il senso di colpa, depotenziando il Super-Io attraverso l'intervento analitico, non certo avvalendosi di quello pedagogico, che invece rafforza tale istanza;
— è improprio manipolare il bambino con manovre seduttive, per facilitare l'insorgenza del transfert positivo, perché importante è solo l'analisi delle motivazioni che inducono il bambino a cogliere nel terapeuta una figura buona o cattiva.
L'opera della Klein parte quindi da Sigmund Freud, mostrando quanto salutare sia per il bambino che il terapeuta favorisca l'emergere delle tendenze inconsce, passa attraverso l'opera della Hug-Hellmuth, accordandole il merito di essersi per prima occupata dell'analisi sistematica dei bambini, per giungere ad Anna Freud, dalla quale prende le distanze per l'eccessiva ristrettezza della tecnica, rappresentante un ostacolo al successivo sviluppo della p. infantile. Nel periodo postbellico il conflitto tra queste due analiste dà origine a uno scisma all'interno della Società psicoanalitica britannica, da cui nasce un gruppo osservante le tecniche di Anna Freud, un altro di seguaci della Klein e un terzo di indipendenti, detto gruppo di mezzo. La diffusione della p. infantile a partire dal 1945 vede l'Argentina come il luogo ove l'opposizione tra le due scuole, annafreudiana e kleiniana, si fa sentire meno: Aberastury, colei che vi introduce l'analisi dei bambini, ha infatti una prima formazione annafreudiana, poi, incontrata l'opera della Klein, riesce ad armonizzare al meglio tale duplice influenza. Tra i kleiniani in Argentina possiamo annoverare Rodrigué, Racker e Bleger. Gli Stati Uniti sono invece per lungo tempo terreno esclusivo delle teorie annafreudiane, essenzialmente a causa dell'enorme importanza assunta nel periodo postbellico dagli immigrati viennesi. Tra essi troviamo Hartmann, Erikson, Kris, Spitz, Greenacre, Mahler, Bettelheim, formatori di Katan, Ross, Kriss e dei coniugi Furman, generazione successiva di analisti infantili. Melanie Klein viene invece totalmente ignorata, finché Bion nel 1970, trasferitosi a Los Angeles, cerca di introdurre taluni suoi concetti; ma a tutt'oggi profonda continua a essere l'ostilità degli ambienti psicoanalitici americani verso tale approccio. Anche la Francia, come la maggior parte dell'Europa continentale, rimane sotto l'influsso del modello annafreudiano e Bonaparte, amica della Freud, ha avuto un importante ruolo in tal senso. Gli esponenti più eminenti sono Lebovici, Diatkine, Ajuriaguerra, Brusset, Hellman, Nacht, Soulé, Kestenberg, i quali accostano all'approccio annafreudiano taluni concetti kleiniani. Per quanto concerne la Gran Bretagna, pur con diversi momenti di tensione, le due scuole devono coabitare, anche se netta è la prevalenza di quella kleiniana. Quest'ultima è la teoria di riferimento di Heimann, Rivière, Bion e Meltzer (poi allontanatisi), Isaacs, Segal, Joseph, Bick, Tustin, Money-Kyrle, Harris. Freudiani sono invece Burlingham, Hoffer, Friedlander, Hedwig, Sandler, Bolland, Kennedy, Tyson, Sandler e Freeman. In merito al gruppo di mezzo, si può dire che venne creato da Winnicott e da Balint, cui aderirono inizialmente Glover, Jones, Strachey, Sharpe, Payne, Fairbairn, in seguito anche Bowlby, Meltzer, Bion e molti altri. Diversi sono gli autori (Money-Kyrle, 1968; Meltzer, 1978; De Bianchedi, 1991) che, riguardo alla p. degli adulti, propongono, radicalizzando, di distinguere tre fondamentali modelli: quello freudiano, quello kleiniano e un modello ispirato a Bion e tale tripartizione può valere anche per l'analisi dei bambini. Nonostante il tentativo di farne un continuatore della Klein, in verità Bion crea una frattura con il suo modello, al pari di quello che lei stessa ha determinato rispetto a Freud e la rivoluzione nata dal suo pensiero è tale da determinare un'enorme modificazione di tutta la p., tanto da non consentire più distinzione alcuna tra analisi degli adulti e quella infantile. I temi principali del pensiero bioniano riguardano la psicosi, la tecnica psicoanalitica, i processi di conoscenza e di pensiero, i gruppi, oltre al concetto di identificazione proiettiva, di cui la Klein individua gli aspetti patologici, mentre Bion evidenzia quelli normali. Bion elabora quindi tre diverse teorie, che costiyuiscono l'elaborazione dell'altra metà della storia dell'analisi. La teoria del contenimento si basa sul contatto emotivo intercorrente tra madre e neonato, che rappresenta poi, a livello fantasmatico, la relazione tra terapeuta e paziente, e consiste nella presenza e capacità empatica della madre di entrare in sintonia con gli aspetti emozionali profondi del bambino, trasformandosi da contenitore biologico a contenitore mentale. È quindi attraverso la capacità contenitiva, e perciò di reverie, della madre che si favorisce nel bambino la capacità di pensare e di conoscere. Essendo alla base della capacità relazionale, tale funzione viene assolta, secondo Bion, anche dal terapeuta, il cui interesse centrale deve focalizzarsi sull'apparato per pensare, prima che sul contenuto del pensiero. Tale operazione è fondamentalmente di carattere emotivo-affettivo, perché può nascere solo ponendosi in sintonia con la stessa tonalità affettiva del paziente, o del figlio nel caso della madre. Si coglie in tal senso l'idea di un rapporto che deve essere costruito nella relazione, anziché interpretato. Il concetto di contenimento può essere assimilato a quello di holding di Winnicott e a quello di pelle della Bick. Attraverso la teoria del pensiero Bion ipotizza l'esistenza di una funzione alfa che mentalizza le impressioni sensoriali non solo esterne, che vengono elaborate in pensieri, di cui quello onirico è la forma prima. Alla mentalizzazione corrisponde la dementalizzazione, che muta gli elementi alfa in beta, evacuati dalla mente tramite l'identificazione proiettiva che li fa diventare oggetti esterni, animati di parti che il soggetto, sia esso il paziente o l'analista, ha proiettato fuori di sé. In tal senso, si coglie il diverso valore accordato da Bion alla vita mentale del terapeuta durante la seduta, al suo funzionamento e alle sue disfunzioni: le identificazioni proiettive non sono solo quelle evacuative e disturbanti del paziente, ma anche un modo normale di comunicare della mente. Nella teoria della conoscenza Bion afferma che la conoscenza è essenzialmente di natura relazionale e può essere messa in atto solo a patto che siano riconosciuti lo stato di mancanza e di bisogno originari. La conoscenza è, in tal senso, una funzione della mente, il cui motore è il bisogno, mentre l'amore e l'odio ne sono i fattori.