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Dizionario dell\'Unione Europea
Approfondimento

Termine con il quale si intende il consolidamento dell’integrazione comunitaria, attraverso l’estensione della sfera delle attività della Comunità ed il rafforzamento delle istituzioni.
La necessità di procedere ad un consolidamento dell’integrazione cominciò ad avvertirsi in modo pressante nei primi anni ’90, quando si prospettò un considerevole ampliamento (v.) della Comunità a seguito delle domande di adesione (v.) di Austria, Finlandia e Svezia e di quelle dei paesi dell’Europa centro orientale (v. PECO).
I problemi connessi con un siffatto ampliamento sono di natura istituzionale, politica ed economica.
Sul terreno istituzionale il compito di procedere alle riforme atte a consentire il funzionamento di una Comunità a più di venti membri fu affidato alla Conferenza intergovernativa (v. CIG) convocata nel 1996. Tuttavia il Trattato di Amsterdam ha deluso le aspettative concernenti un funzionale riassetto delle istituzioni.
Innanzitutto non si è centrato l’obiettivo della generalizzazione del voto a maggioranza qualificata (v.) in Consiglio: alcune decisioni importanti continuano ad essere prese all’unanimità (v.), con il rischio che un solo Stato possa bloccare decisioni accettate da tutti gli altri Stati membri.
Non si è inoltre proceduto ad una nuova e razionale ponderazione di voti (v.) in sede di Consiglio, tale da evitare che aumentando il numero di Stati membri diminuisca il peso decisionale dei grandi paesi.
Andrebbe poi rivisto il sistema di rotazione della Presidenza (v. Presidenza semestrale) in modo da non imporre sforzi intollerabili ai piccoli Stati ed evitare che gli Stati maggiori, non avendo esercitato la presidenza per oltre 10 anni, non possano avvalersi di funzionari con una precedente esperienza presidenziale.
Più difficile appare la soluzione delle questioni economiche relative all’ampliamento.
L’estensione della PAC (v.) e degli strumenti di politica regionale (v.) ai nuovi paesi avrebbe infatti conseguenze disastrose per il bilancio comunitario (v.), comportando un incremento vertiginoso della spesa della Comunità in tale settore.
Le imprese agricole dei paesi PECO sono difatti caratterizzate da un modesto livello di produttività, mentre nella maggior parte di questi paesi il reddito pro capite è molto inferiore a quello degli Stati membri cui sono dirette le politiche strutturali. Con la presentazione dell’Agenda 2000 (v.) la Commissione ha cercato di ovviare a questa gravosa situazione, proponendo una revisione della politica agricola e una riforma dei fondi strutturali (v.).
Allo scopo di evitare di applicare gli onerosi sistemi della PAC ai nuovi membri, si è optato per un graduale passaggio da un regime di sostegno dei prezzi al sostegno diretto, ma decrescente, dei redditi degli agricoltori.
Ciò prevedendo al contempo il ricorso a periodi transitori, per cui i nuovi paesi non dovrebbero inizialmente beneficiare in toto della politica agricola.
Quanto alla riforma dei fondi strutturali, si è puntato sulla concentrazione geografica e tematica degli interventi diretti alle regioni meno favorite degli Stati membri, in modo da liberare risorse in favore dei nuovi Stati.