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Dizionario di Scienze Psicologiche
Psicosomatica [medicina]
Particolare orientamento della medicina al concetto di malattia che sottolinea l'unità fra mente e corpo secondo un approccio olistico, rappresentando quindi un ritorno alla concezione ippocratica tradizionale, secondo la quale, per curare il corpo, era necessaria una conoscenza globale delle cose. Più frequentemente, però, il termine è impiegato come teoria dell'origine psicogena di alcune malattie somatiche, per le quali si invoca l'azione patogena di fattori psicosociali e conflitti psicologici. Attualmente, il DSM-IV-R non utilizza più il termine psicosomatica, ma parla di fattori psicologici che influenzano una condizione medica generale. Se in epoca romantica si intraprese il tentativo di elaborare una medicina globale e si cominciò a parlare di disturbi psicosomatici, con l'avvento del Positivismo si affermò il Naturalismo fondato sul metodo delle scienze esatte che ricercava, alla base di ogni disturbo, una causa organica. Fu Freud a riportare la psiche al centro dell'indagine clinica e a mettere in rilievo il ruolo del determinismo psichico nelle reazioni somatiche di conversione. I primi studi di p. si limitano alle conversioni isteriche (Ferenczi, Deutsch) e fu solo Alexander a differenziare le reazioni di conversione (espressione simbolica di un contenuto psichico) dai disturbi psicosomatici. Alexander sostenne che in questi ultimi esistessero specifici conflitti psichici inconsci che scatenavano un'abnorme risposta del sistema neurovegetativo, persistente ed esitante in danno organico irreversibile. Nelle affezioni in cui è chiamato in causa il parasimpatico (asma, ulcera gastroduodenale, disturbi intestinali), il conflitto ruota attorno a una situazione di dipendenza infantile che non trova risoluzione a causa soprattutto del Super-Io e della società che si oppongono al bisogno di protezione. Nel caso di dominanza del simpatico (ipertensione arteriosa), sono presenti tendenze ostili, di rivalità e aggressive che però vengono rimosse e bloccate senza possibilità di fuga né di lotta reale. Tra i sostenitori dell'esistenza di conflitti inconsci ritroviamo Dunbar, che parla di profili specifici di personalità e la scuola francese di psicoanalisi che ha messo in luce come nel malato psicosomatico esistano insufficienti processi di mentalizzazione per cui il conflitto può solo avere un aspetto materializzato e non è vissuto almeno coscientemente come trauma psichico. Tra le teorie che si richiamano a conflitti coscienti, ricordiamo la scuola psicofisiologica di Wolff, che concepisce la malattia come la rottura di un equilibrio psicofisiologico dovuta a uno stress persistente, e la medicina cortico-viscerale, che si ispira all'opera di Pavlov e alla teoria dei riflessi condizionati. Le strutture encefaliche chiamate in causa nell'elaborazione delle esperienze emotive e nella loro ripercussione a livello somatico sarebbero soprattutto il sistema limbico, la sostanza reticolare, la corteccia orbito-fronto-temporale e l'ipotalamo, quest'ultimo rappresentando infatti il punto di contatto tra sistema nervoso centrale e sistema endocrino.