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Dizionario di Scienze Psicologiche
Psicoterapia
Il termine si riferisce a qualsiasi intervento o sistema curativo basato sull'uso dei mezzi psichici, promosso da un terapeuta aderente a un determinato sistema teorico. Le p. sono state recentemente distinte in p. magico-religiose ed empirico-scientifiche: le prime sono correlate al credo, sia del terapista sia del paziente, alle forze e ai poteri soprannaturali; le seconde nascono in epoca moderna in seno alle discipline mediche e vengono condotte da professionisti della salute mentale quali gli psichiatri e gli psicologi. Si distinguono, in quest'ambito, due principali forme di p.: quelle a orientamento dinamico e quelle comportamentali. Queste ultime hanno come scopo principale la diminuzione dei sintomi manifesti che si ritengono correlati ad apprendimenti errati, mentre le terapie a orientamento dinamico sono centrate sulla comprensione del significato dei sintomi e sulle sottostanti dinamiche emozionali e conflitti che possono causali. Nella pratica terapeutica vengono utilizzati elementi di entrambe le forme di p.
1) Psicoterapie dinamiche. Numerose sono le forme di p. orientata dinamicamente. I fondamenti teorici comuni possono essere così riassunti:
a) il comportamento umano è principalmente determinato da fattori emozionali. L'insight e l'autocomprensione sono necessari per modificare e controllare il comportamento e le finalità ad esso sottese;
b) la maggior parte dei vissuti emozionali umani non è normalmente accessibile all'introspezione e alla conoscenza, essendo profondamente radicati nell'inconscio;
c) tutti i processi che rendono disponibile alla coscienza il vero significato dei conflitti emozionali e delle tensioni inconsce producono un più alto grado di consapevolezza, aumentano la stabilità e il controllo emozionale.
Le p. dinamiche classiche consistono in colloqui che sostengono e guidano il soggetto nell'esplorazione dei processi mentali consci e inconsci, al fine di raggiungere una migliore conoscenza di se stesso, sostenendo una crescita personale e alleviando i sintomi. Il fattore terapeutico principale è costituito dalla relazione fra il paziente e il terapeuta, relazione a sua volta collegata sia alle capacità empatiche, di comprensione e sostegno dimostrate dal terapeuta, sia alle motivazioni e all'insight del paziente. La terapia più importante di tale orientamento è sicuramente la p. psicoanalitica.
2) Psicoterapie dinamiche individuali. Benché la psicoanalisi abbia avuto una grande importanza, nella pratica terapeutica la sua influenza iniziò significativamente a diminuire negli anni Settanta-Ottanta con l'introduzione di diverse forme di p. individuale breve. Tale tipo di terapia comporta una diminuzione nel numero di sedute e nella durata complessiva della p., approssimativamente una seduta settimanale per un periodo che può variare dai 6 ai 18 mesi. Scopo del trattamento, come nella psicoanalisi, è migliorare l'insight del paziente, alleviare i sintomi e sostenere un funzionamento psichico equilibrato: tale terapia è diretta principalmente a soggetti con disturbi nevrotici in grado di valutare le proprie problematiche in termini psicologici. La tecnica di trattamento include l'utilizzo del transfert, le interpretazioni e l'analisi delle difese da parte del terapeuta, che può decidere di focalizzare l'attenzione su alcuni vissuti o problematiche a scapito di altre, evidenziando comportamenti disadattivi.
3) Psicoterapia focale breve. Tali terapie dinamiche sono caratterizzate da un numero limitato di sedute (da 5 a 15, in genere) nelle quali il terapeuta si propone, con il paziente, di identificare alcuni problemi sui quali verrà mantenuto il focus del trattamento. Tali problemi sono, in genere, la causa diretta del disagio del paziente; il terapeuta è più attivo e direttivo, soprattutto nel mantenere il focus centrato sui problemi evidenziati e sulla loro soluzione.
4) Terapie familiari. I terapeuti familiari identificano il paziente nella famiglia, un'entità che è qualcosa di diverso dalla mera somma dei suoi membri. Nella famiglia sono normalmente comprese le persone che vivono sotto lo stesso tetto. Le terapie di coppia sono un tipo particolare di terapia familiare. La terapia familiare può essere indicata nei casi in cui i sintomi per i quali la persona accede alla consultazione sono correlati a disturbi nelle relazioni familiari o con il coniuge. Gli approcci teorici di riferimento delle terapie familiari includono i modelli psicoanalitico, sistemico e comportamentale. L'analista si occupa del passato della famiglia esclusivamente in relazione al presente, ponendo la propria attenzione sia agli aspetti dinamici individuali sia a quelli dell'intera famiglia, utilizzando le interpretazioni per sostenere e aumentare l'insight dei vari membri. Il terapeuta sistemico, d'altra parte, è maggiormente interessato al presente dell'unità familiare, nel tentativo di cambiare le regole fisse e implicite che sostengono il malfunzionamento. Il terapeuta comportamentale è principalmente interessato agli schemi comportamentali, sottolineando i vari tipi di rinforzo che mantengono i comportamenti che altri membri della famiglia possono considerare negativamente. Le terapie familiari di rado comportano sedute settimanali; più spesso si utilizzano sedute di 90-120 minuti ogni 2-3 settimane. La fine del trattamento avviene quando il terapeuta ritiene che vi siano stati cambiamenti — o quando si realizzano distacchi irreparabili — oppure in seguito alla decisione della famiglia di interrompere il trattamento.
5) Psicoterapie di gruppo. Interventi psicoterapeutici diretti a operare in setting che prevedono un numero convenuto di pazienti (da 6-8 sino a 20-25, a seconda del tipo di gruppo), che si incontrano con conduttori esperti in luoghi e tempi concordati: in tali condizioni di gruppo si ritiene sia possibile aiutare l'individuo a produrre cambiamenti utili a chiarire la sua richiesta di aiuto e ad affrontare i suoi disturbi. I gruppi possono essere chiusi o aperti, a seconda che i membri cambino con maggiore o minore frequenza. La possibilità di promuovere processi di cambiamento psichico all'interno del setting gruppale è favorita da alcuni dispositivi tecnici finalizzati ad affrontare le emergenze disturbanti. Altre variabili da considerare per una migliore comprensione delle p. di gruppo sono i fattori terapeutici e il concetto di cambiamento. I dispositivi tecnici sono strategie messe in opera per stimolare cambiamenti nello spazio del gruppo, ad esempio gli interventi del conduttore, le sue interpretazioni, i suoi suggerimenti, l'utilizzo del contenimento, la direttività o la rinuncia consapevole a interventi direttivi.
I fattori terapeutici legati al gruppo sono stati diversamente denominati all'interno delle diverse scuole. Le variabili riconosciute dalla maggior parte degli autori sono:
— la speranza, il recupero della fiducia negli altri attraverso il gruppo;
— l'universalità, la comprensione del fatto di non essere soli e di poter riconoscere la propria appartenenza al genere umano;
— la conoscenza, l'apprendimento di nuovi aspetti di sé e degli altri;
— l'altruismo, l'attitudine a capire di essere capaci di offrire agli altri e diventare più disponibili a ricevere da loro;
— la ricapitolazione dell'originaria esperienza infantile familiare, che ha una sua nuova edizione e la sua correzione, nelle relazioni stereotipe vissute con gli altri membri del gruppo;
— la socializzazione, lo sviluppo cioè di abilità sociali;
— l'imitazione, l'opportunità di apprendere nuovi pattern di comportamento, meglio adattati;
— la catarsi, il comprendere come talune espressioni di emozioni e affetti non sono poi così distruttive;
— il fattore esistenziale, contatto con le dimensioni di base dell'esistenza quali la vita, la morte, la paura, la libertà, l'odio, la volontà, apertamente discusse in gruppo;
— la coesione, il senso di gruppalità e di appartenenza;
— l'apprendimento interpersonale, frutto dell'immediatezza del rapporto con l'altro all'interno degli scambi del microcosmo grippale.
Nelle p. di gruppo, il concetto di cambiamento è particolarmente problematico in quanto le strategie gruppali implicano cambiamenti minimi, ottenuti con discontinuità. Cambiamento, nel gruppo, può significare apprendere ad adattare i propri schemi di riferimento a situazioni diverse, comprendendo il punto di vista altrui nei rapporti interpersonali. Segni di questo cambiamento possono essere una maggiore flessibilità psichica, una maggiore apertura agli stimoli, l'accettazione del nuovo e dell'imprevisto e una maggiore capacità di contenimento delle emozioni. La terapia di gruppo venne introdotta nel 1907 da Pratt per aiutare alcuni pazienti tubercolotici ad affrontare la malattia. Con Bion divenne uno strumento terapeutico per ogni singolo membro; Moreno introdusse, come variante terapeutica, l'azione nella forma dello psicodramma. Oggigiorno, l'analisi di gruppo viene praticata nelle comunità terapeutiche o nei centri diurni, con gruppi di pazienti omogenei, soprattutto per la cura dei disturbi di personalità e nelle tossicodipendenze. La formazione degli operatori di gruppo deve essere specifica: l'indirizzo psicoanalitico pone come condizione al terapeuta di gruppo il completamento di un'analisi personale, prima di iniziare una formazione gruppale. Anche altri indirizzi sottolineano l'importanza di una buona conoscenza di se stessi unitamente alla pratica della supervisione nella formazione per operare nell'ambito della conduzione dei gruppi.
6) Terapie comportamentali. L'approccio terapeutico comportamentista si basa sul postulato che i disturbi nevrotici (di tipo ansioso, fobico, ossessivo-compulsivo etc.) sono espressione di un apprendimento difettoso che si manifesta con un comportamento non adattato. I sintomi nevrotici sarebbero risposte abnormi dovute a un processo di condizionamento; le condotte sociopatiche sono, invece, interpretate come il fallimento di un processo di condizionamento che, in caso di riuscita, avrebbe permesso alla personalità (ossia l'insieme dei comportamenti della persona) di acquisire abitudini socialmente accettabili. È manifesto come, negli ultimi anni, sia stata introdotta nel modello stimolo-organismo biologico-risposta anche la variabile rappresentata dall'ambiente. La terapia comportamentale intende modificare il comportamento disadattato avvalendosi di tecniche di decondizionamento e condizionamento. Tale terapia si è sviluppata in polemica con le tecniche psicoterapeutiche in quanto si indirizza unicamente al comportamento manifesto, proponendosi di modificare il comportamento disadattato senza cercare di identificare il processo morboso inconscio sotteso al sintomo. Essa ha dimostrato una buona efficacia nel trattamento delle fobie, dei disturbi ossessivo-compulsivi, nel DAP e nell'enuresi notturna.
7) Altre psicoterapie. Molti altri tipi di p. sono stati sviluppati nella seconda metà del XX secolo. La maggior parte di tali terapie utilizza modelli dinamici e comportamentali modificati, comprendendo una maggiore attenzione agli aspetti cognitivi dell'individuo, cioè le modalità attraverso le quali i soggetti filtrano le proprie esperienze ed emozioni. Nell'ambito di tali recenti p., si possono elencare quella centrata sul paziente dello psichiatra americano Carl Rogers; l'analisi transazionale di Eric Berne; le terapie interpersonali di Adolf Meyer e Stack Sullivan; la terapia cognitiva di Aaron Beck e la terapia razionale-emotiva di Ellis; la terapia della Gestalt.
Un altro tipo di p., denominata supportiva, viene utilizzato per i pazienti dove risulta difficile stimolare una consapevolezza psicologica o l'insight, quali i pazienti psicotici o affetti da handicap fisici e mentali gravi. Tale terapia utilizza la rassicurazione e l'incoraggiamento per sviluppare un miglior adattamento del paziente, migliorando la qualità di vita. I programmi di riabilitazione per pazienti cronici comprendono il sostegno per il mantenimento delle terapie, per l'acquisizione di varie abilità sociali e lavorative.