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Abbandono
Abbandono
Aberrazione
Abilità
Abituazione
Abitudine
Abnegazione
Abrahm, Karl
Abreazione
Abulia
Accelerazione ideica
Accesso
Accomodamento
Accomodazione
Acculturazione
Acetilcolina
Acquisito
Acting-out
Adattamento
Adattamento
Addestramento
ADHD
Adler, Alfred
Adolescenza
Adrenalina
Adultismo
Adultità
Adulto
Adultomorfismo
Afanisi
Afasia
Affettività
Affettivo
Affetto
Affezione
Affidamento
Affiliazione
Afflizione
Afonia
Afrodisiaco
Agente
Aggiustamento
Aggressione
Aggressività
Agire
Agitazione
Agnosia
Agorafobia
Agrafia
Agrammatismo
Alcolismo
Alessia
Alexitimia
Alfabetizzazione
Alienazione parentale
Alloerotismo
Alloplastico
Allport, Gordon W.
Allucinazione
Allucinogeni
Allucinosi
Alternanza psicosomatica
Alzheimer
Ambieguale
Ambiguità
Ambivalenza
Ambiversione
Ambizione
Amicizia
Amigdala
Amimia
Ammiccamento
Amnesia
Anaclitica
Anaclitica
Anale
Anale
Analisi
Analisi del discorso
Analizzante
Analizzato
Anamnesi
Anancasmo
Androginia
Andropausa
Anedonia
Anencefalia
Anestesia
Anginofobia
Angoscia
Anima
Animazione
Animismo
Animus
Annullamento
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Anoressia
Anorgasmia
Anormalità
Ansia
Ansia
Ansia di separazione
Ansiolitici
Antagonista
Anticipazione
Antidepressivi
Antipsichiatria
Antipsicotici
Antisociale
Apatia
Appagamento
Apparato psichico
Appercezione
Appiattimento affettivo
Apprendimento
Apprendimento
Apprensione
Approccio
Approvazione
Aprassia
Archetipo
Artificialismo
Arto fantasma
Ascesi
Asimbolia
Aspettativa
Aspirazione
Assenza
Assertività
Assessment/Valutazione
Assimilazione
Assistente sociale
Associazione
Associazionismo
Assone
Astenia
Astinenza
Astinenza
Astrazione
Astuzia
Atarassia
Atassia
Atavismo
Atrofia cerebrale
Attaccamento
Attaccamento
Atteggiamento
Attendibilità
Attenzione
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Autismo
Autismo infantile
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Autovalutazione
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Dizionario di Scienze Psicologiche
Relativismo
In ambito filosofico, Protagora sosteneva che di tutte le cose, del loro essere e non essere, è misura l'uomo. In tal modo Protagora si contrapponeva alla verità assoluta dell'essere parmenideo: verità in attingibile per l'uomo che è confinato nella mutevolezza delle sue esperienze e delle sue sensazioni. Il r. protagoreo investe l'intera sfera delle questioni etiche: non ci sono cose o azioni buone o cattive per se stesse, ma solo in relazione a situazioni e fini contingenti e determinati. Nel periodo del positivismo, Comte abbandonò la riflessione sul perché dei fenomeni per concentrarsi invece sul loro come. Legata ai fatti e alle modalità delle loro estrinsecazioni prevedibili, la scienza deve accettare il carattere provvisorio, limitato e fallibile delle sue verità, che non sono mai assolute e incondizionate. Per l'empiriocriticismo di Mach le teorie scientifiche sono più utili che vere (tesi ripresa da Croce nell'ambito del suo storicismo); esse servono a semplificare l'esperienza allo scopo di modificarla mediante l'uso di strumenti concettuali che, sono pure convenzioni e astrazioni funzionali. Le tesi dell'empiriocriticismo vennero poi riprese e rielaborate dai neopositivisti, che sottolinearono la pluralità delle logiche che sottendono l'impresa scientifica. Ma fu in particolare Wittgenstein a proporre una versione originale del r. con la sua teoria dei giochi linguistici. Ogni verità è infatti relativa all'uso del linguaggio, ma tale uso si fraziona poi in pratiche differenti, ognuna governata da proprie norme (come accade appunto nei diversi giochi di carte, scacchi etc.), che riflettono forme di vita peculiari. Non risulta dunque mai possibile attingere verità assolute, ma sempre relative all'ambito di discorso volta per volta attivato (matematico, fisico, morale, religioso etc.). In ambito antropologico, Herskovits ha elaborato la teoria del r. culturale, secondo cui i valori di ogni cultura sono relativi. Partendo dall'osservazione che la cultura è un'esperienza di carattere universale, Herscovits afferma che tutti i popoli hanno elaborato delle credenze sull'origine dell'Universo e si esprimono con canti, danze, miti, arti grafiche e plastiche. Tutti gli aspetti della cultura, così come la cultura in senso globale, sono attributi di tutti i gruppi umani, ovunque essi vivano. Tuttavia le manifestazioni della cultura assumono caratteri specifici presso ogni popolo: ogni cultura è unica e diversa da tutte le altre. I costumi variano da regione a regione, ma hanno sempre una giustificazione nel loro specifico ambito culturale. Da questo consegue che non esistono valori assoluti, ma solo valori relativi. Nessun popolo ha dunque il diritto di imporre agli altri il proprio sistema di valori, dato che non esiste un sistema di valori universale. Ciò non impedisce che ogni gruppo umano sia convinto della superiorità del proprio modo di vivere: questo perché la cultura viene assimilata dagli individui soprattutto a livello preconscio e quindi la presa di coscienza critica dei suoi contenuti è estremamente difficile. La convinzione acritica che la propria cultura sia preferibile a tutte le altre è stata definita da Herskovits etnocentrismo. All'etnocentrismo Herskovits contrappone l'esigenza di prendere coscienza della relatività dei propri valori: le valutazioni sono sempre relative allo sfondo culturale dal quale emergono; infatti i giudizi sono basati sull'esperienza, e l'esperienza è interpretata da ogni individuo in termini relativi alla sua acculturazione.