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D.I.A. [Dichiarazione di inizio attività]
D.I.A. [Direzione investigativa antimafia]
D.N.A.
D.O.C.
D.O.P.
Danneggiamento
Danneggiato dal reato
Danno
Danno temuto
Dante causa
Datio in solutum
Dato personale
Datore di lavoro
Dazi doganali
Dazione in pagamento
De cuius
Debito
Debitore
Decadenza
Decartolizzazione
Decentramento amministrativo
Decisione
Decreto
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Deferimento del giuramento
Delazione
Delegazione
Delegificazione
Delibere assembleari
Delinquente abituale
Delinquente per tendenza
Delinquente professionale
Delitto
Demanio
Demansionamento
Democrazia
Denominazione
Denuncia
Depenalizzazione
Deposito
Deputati
Deregulation
Derelizione
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Desuetudine
Detenuto
Detenzione
Detrazione d’imposta
Devastazione, saccheggio o strage
Devolution
Devoluzione
Diaria
Dibattimento
Dicastero
Dichiarazione
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Dies a quo
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Difensore
Difesa
Difetto di giurisdizione
Diffamazione
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Dimora
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Dipendente
Dipendenti pubblici
Dipendenza
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Direzione
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Dirigenti
Diritti
Diritto
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Disconoscimento della paternità
Disconoscimento di scrittura privata
Discovery
Discrezionalità
Discussione
Disdetta
Disegno di legge
Disegno ornamentale
Diseredazione
Disoccupazione
Dispacci
Dispensa dalla collazione
Dispensa dall’imputazione
Disponibile
Dispositivo
Disposizioni
Dissenso politico
Dissociato
Distanze
Distretto giudiziario
Distribuzione
Distruzione e deturpamento di bellezze naturali
Ditta
Diuturnitas
Dividendo
Divieto di espatrio
Divieto di nozze
Divieto di soggiorno
Divieto e obbligo di dimora
Divisione
Divorzio
Documento
Dogana
Dolo
Domanda accessoria
Domanda giudiziale
Domanda riconvenzionale
Domande suggestive
Domicilio
Donazione
Donna
Dont
Doppia imposizione
Doppio binario
Doppio grado di giurisdizione
Dotazione organica
Dottrina
Dovere
Dow Jones
Drenaggio fiscale
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Tutte le voci sono tratte dal Nuovo Dizionario Giuridico

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Dizionario Giuridico
Antitrust [normativa comunitaria e nazionale]
È il complesso di norme, nazionali e comunitarie, poste a tutela della libertà di concorrenza fra le imprese e finalizzate al suo corretto svolgimento e alla repressione delle pratiche di concorrenza sleale.
Normativa comunitaria
I principi fondamentali della disciplina della concorrenza, posti dal Trattato istitutivo della C.E.E., come modificato dal trattato di Amsterdam in vigore dal 1 maggio 1999, possono così sintetizzarsi:
— divieto di intese pregiudizievoli al commercio tra gli Stati membri e restrittive della concorrenza all'interno del mercato comune (art. 81) disponendo la nullità delle intese, eventualmente concluse, con efficacia retroattiva;
— divieto, alle imprese che hanno una posizione dominante nel mercato comune, di farne un esercizio abusivo (art. 82) [Abuso (di posizione dominante)];
— disciplina delle relazioni finanziarie tra i poteri pubblici e le imprese pubbliche, nonché le imprese alle quali gli Stati affidano la gestione di servizi nell'interesse generale (art. 86);
— regolamentazione degli interventi degli Stati membri nell'economia, per impedire che gli aiuti economici alle imprese generino limitazioni e modifiche al libero esplicarsi della concorrenza (artt. 87-89).
Il Trattato non contiene, invece, una specifica normativa in relazione alle concentrazioni d'imprese.
L'applicazione delle regole comunitarie della concorrenza è demandata alla Commissione che ha il compito generale di fare rispettare il Trattato CE ed il controllo finale è riservato, ad istanza degli interessati, alla Corte di Giustizia.
Normativa nazionale
In Italia la normativa (—) è dettata dalla L. 287/90.
Con tale legge è stata istituita un'Autorità garante della concorrenza e del mercato con sede in Roma, cui è demandato il compito di vigilare sul rispetto della normativa (—), con ampi poteri di istruttoria e decisionali per il mantenimento ed il ripristino di condizioni di concorrenza effettiva.
Essa ha, altresì, poteri consultivi in ordine alle iniziative legislative o regolamentari nonché ai problemi riguardanti la concorrenza ed il mercato e deve segnalare al Parlamento ed al Governo ogni eventuale distorsione determinata da norme di legge o di regolamento, o da provvedimenti amministrativi di carattere generale.
In particolare, l'art. 2 della L. 287/90 fissa il divieto, e la conseguente nullità a ogni effetto, di intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante.
L'art. 3 vieta altresì l'abuso, da parte di una o più imprese, di una posizione dominante all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, specificando, a titolo di esemplificazione e con elencazione non tassativa, che un abuso siffatto viene perpetrato attraverso le seguenti pratiche:
— imporre direttamente o indirettamente prezzi di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose;
— impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, lo sviluppo tecnico o il processo tecnologico, a danno dei consumatori;
— applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza;
— subordinare la conclusione dei contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l'oggetto dei contratti stessi.
Infine, per quanto riguarda le operazioni di concentrazione di imprese che diano luogo ad una modificazione della struttura interna delle imprese interessate, queste non sono vietate in assoluto, ma solo se comportino la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sul mercato nazionale, in modo da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza.
La legislazione (—) nazionale è operativa soltanto per i comportamenti anticoncorrenziali limitati al mercato nazionale; in caso di pratiche monopolistiche di rilievo comunitario troverà piena attuazione la disciplina comunitaria.