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Realismo
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Refrattario
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Reich, Wilhelm
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Reificazione
Relativismo
Relazione
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Repressione
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Retrogressione
Retrospezione
Rêverie
Reversibile
Reversibilità
Riabilitazione
Riafferenza
Riapprendimento
Riattivazione
Ribellione
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Ricompensa
Riconoscimento
Ricordo
Riduzionismo
Rievocazione
Riferimento
Rifiuto
Riflessi
Rigidità
Rilassamento
Rimozione
Rinforzo
Rinforzo
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Dizionario di Scienze Psicologiche
Ritardo mentale
Disturbo eterogeneo caratterizzato da una funzionalità intellettiva inferiore alla norma e da compromissione delle capacità adattative. Il DSM-IV-R definisce il r.m. come un funzionamento intellettuale generale significativamente al di sotto della media: la funzione intellettiva generale è determinata attraverso test standard di intelligenza (ad esempio, Wechsler Adult Intelligence Scale o Wechsler Intelligence Scale for Children-Revised) all'interno dei quali si intende per sotto la media un quoziente intellettivo (QI) di circa 70 o meno. Esistono scale standard anche per la valutazione della funzione adattativa (ad esempio, Vineland Adaptive Behavior Scale).
Il DSM-IV-R presenta 4 tipi di r. m., classificati a seconda del grado di compromissione intellettiva:
a) r.m. lieve (storicamente denominato anche subnormalità): livello di QI da 50-55 a circa 70;
b) r.m. moderato (noto anche come debolezza mentale o debilità): livello di QI da 35-40 a 50-55;
c) r.m. grave (storicamente denominato imbecillità): livello di QI da 20-25 a 35-40;
d) r.m. gravissimo (storicamente noto come idiozia): livello di QI al di sotto di 20 o 25;
e) r.m. con gravità non specificata: quando vi sia un forte motivo di sospettare un ritardo mentale, ma l'intelligenza del soggetto non possa essere valutata con i test standardizzati, ad esempio nei bambini molto piccoli.
La categoria del r.m. borderline (limite), si riferisce a un QI tra 71 e 84, è stata eliminata nel 1973; tale livello mentale non costituisce un vero e proprio ritardo, pur meritando attenzione psichiatrica.
Il r.m. lieve in genere non viene diagnosticato prima dell'età scolare, quando divengono più evidenti alcuni deficit cognitivi quali la scarsa capacità di astrazione, la difficoltà a comunicare, il pensiero egocentrico e, sul piano dell'adattamento, scarsa autostima e dipendenza che sostengono una carenza di spontaneità sociale. Nella maggior parte dei casi, i soggetti con r.m. lieve possono raggiungere qualche grado di successo sociale e professionale in un ambiente favorevole. Le difficoltà comunicative e un isolamento sociale più marcato consentono, in genere, di individuare più precocemente un r.m. di grado medio: i bambini che ne sono affetti possono raggiungere l'autosufficienza se vengono sostenuti da un'attenzione individuale focalizzata sullo sviluppo di alcune capacità, anche se raramente, per quanto riguarda l'istruzione, superano il livello di scuola elementare. In condizioni facilitanti possono diventare competenti a svolgere una qualche mansione lavorativa: la consapevolezza del deficit approfondisce sovente l'alienazione di tali soggetti rispetto ai loro coetanei e aumenta il senso di frustrazione per i propri limiti. Il bambino affetto da r.m. grave è caratterizzato da un linguaggio minimo e da uno sviluppo motorio scarso. Sino all'adolescenza, il linguaggio e altre forme di comunicazione non verbale possono avere un certo sviluppo e, mediante tecniche comportamentali, si può favorire un certo grado di cura della persona, sebbene non si raggiunga l'autosufficienza. Nel r.m. gravissimo si ha una pesante compromissione della comunicazione e della motilità che renderanno indispensabile un'assistenza continua, sebbene, nello sviluppo, si possano acquisire alcune competenze linguistiche e poche semplici facoltà rivolte alla propria cura. Caratteristiche comuni a tutti i gradi di r.m., espresse in grado minore o maggiore, sono l'iperattività, una bassa tolleranza alla frustrazione, l'aggressività, l'instabilità affettiva, i comportamenti motori ripetitivi stereotipati e i comportamenti autolesivi. La prevalenza del ritardo mentale viene stimata intorno all'1% della popolazione; i fattori causali includono condizioni genetiche, esposizione prenatale a infezioni e tossici, condizioni acquisite e fattori socioculturali. Tra le malattie cromosomiche e metaboliche ricordiamo la sindrome di Down, la sindrome dell'X fragile, la sindrome Prader Willi, la sindrome del grido del gatto, la fenilchetonuria, il disturbo di Rett, la neurofibromatosi, la~sclerosi tuberosa, la sindrome di Lesch Nyhan, l' adrenoleucodistrofia e la malattia delle urine a sciroppo d'acero. Esse, in genere, causano un r.m. moderato. Le infezioni materne che possono causare un danno fetale e r. m. sono principalmente la rosolia, la malattia da virus citomegalico, la sifilide, la toxoplasmosi, l'encefalite da herpes simplex e l'AIDS. I bambini nati da donne che consumano regolarmente alcolici durante la gravidanza presentano un'alta incidenza di disturbo con deficit di attenzione/iperattività. Anche l'esposizione prenatale a oppiacei ha per risultato un neonato più piccolo, affetto da sintomi di astinenza, con un alto rischio, nello sviluppo successivo, di r.m. lieve e di problemi comportamentali. I fattori postnatali che possono compromettere un normale sviluppo intellettivo sono infezioni quali le encefaliti e le meningiti e i traumi cranici. Il r.m. lieve è, infine, significativamente prevalente tra le persone con basso livello culturale e socioeconomico, a causa delle condizioni potenzialmente patogene e negative per lo sviluppo che tale livello comporta: scarsa assistenza medica postnatale, malnutrizione, esposizione a sostanze tossiche, traumi fisici e psicologici dovuti all'instabilità della famiglia e alla generale poca attenzione agli stimoli che un bambino dovrebbe ricevere.