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Maastricht
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Maghreb
Malta
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Mansholt Sicco Leendert
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Marshall
Mashreq
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Dizionario dell\'Unione Europea
Mediterraneo e Medio Oriente

L’interesse della Comunità europea nei confronti dei paesi non membri dell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente può farsi risalire all’inizio degli anni ’70. L’embargo petrolifero deciso dai produttori arabi a seguito del conflitto dello Yom Kippur, spinse gli Stati membri ad intervenire a sostegno di una rapida risoluzione del conflitto arabo israeliano, inaugurando l’apertura del dialogo con il mondo arabo in occasione del Consiglio europeo di Copenaghen del dicembre 1973.
In seguito a tale decisione nel 1976 furono stipulati i primi accordi di cooperazione (v.) con i paesi del Mediterraneo sud-orientale, completati da protocolli finanziari diretti ad incoraggiare il loro sviluppo commerciale.
Tuttavia fu solo a partire dai primi anni ’90 che la politica mediterranea della Comunità cominciò realmente a svilupparsi, attraverso il potenziamento degli strumenti di cooperazione e l’aumento di risorse finanziarie erogate per contribuire alla crescita effettiva di questi paesi, anche in considerazione delle forti pressioni migratorie esercitate sulle frontiere meridionali dell’Unione.
Se il processo di pace fra arabi e israeliani prometteva nuove opportunità di sviluppo politico ed economico, la spaventosa crescita demografica in questi territori, insieme al divario fra l’espansione economica dei paesi del Mediterraneo e quella dei paesi europei, minacciava la sicurezza degli Stati membri e annunciava l’acutizzarsi del fondamentalismo islamico. Ciò spinse la Comunità a elaborare un ambizioso programma di partenariato euro-mediterraneo, illustrato dalla Commissione il 18 ottobre 1994.
Tale partenariato mirava ad istituire un’area di libero scambio (v.) entro il 2010, che avrebbe dovuto interessare la Comunità, i paesi dell’Europa centro orientale (v. PECO) e i paesi terzi del Mediterraneo, inclusi gli Stati del Maghreb (v.) e del Mashreq (v.).
Il 28 dicembre 1995 i ministri degli affari esteri degli Stati membri e di dodici paesi del bacino del Mediterraneo si riunirono a Barcellona per precisare i contenuti del partenariato.
Con la Dichiarazione di Barcellona (v.) si definì una nuova costruzione dei rapporti euromediterranei, da edificare sulla base di tre obiettivi fondamentali:
— accelerazione del ritmo di sviluppo economico;
— promozione della cooperazione e dell’integrazione regionale;
— riduzione del divario socio culturale fra Stati membri e paesi mediterranei attraverso il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni sfavorite.
In questo contesto sono stati conclusi una serie di accordi euromediterranei (v.) e si è provveduto all’elaborazione del programma MEDA (v.), strumento finanziario istituito in sostituzione dei protocolli finanziari del 1992.
Gli accordi stipulati contemplano l’esenzione dei dazi per la quasi totalità dei prodotti industriali provenienti dai paesi del mediterraneo sud orientale, alcune facilitazioni per i prodotti agricoli e la concessione di prestiti e di aiuti non rimborsabili.
Una vera e propria unione doganale (v.) è stata istituita con la Turchia (v.) e con Cipro (v.), attraverso la previsione di una totale liberalizzazione degli scambi e l’adozione della tariffa doganale comune (v. TDC) e delle disposizioni comunitarie in tema di concorrenza e di aiuti di Stato da parte dei due Stati terzi.
Allo scopo di procedere alla verifica dei risultati raggiunti dalla Comunità in questo campo un Comitato euromediterraneo per il processo di Barcellona, composto dai rappresentanti del Consiglio, da un alto funzionario della Commissione e dai rappresentanti dei paesi mediterranei coinvolti, provvede ad organizzare ogni anno un incontro fra i ministri degli esteri degli Stati interessati, nonché riunioni settoriali dedicate a temi specifici (energia, ambiente etc.).

Gli Stati del partenariato
euromediterraneo


Algeria Libano
Autorità palestineseMalta
CiproMarocco
EgittoSiria
GiordaniaTunisia
IsraeleTurchia