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Dizionario di Scienze Psicologiche
Vygotskij, Lev Semyonovich
Psicologo sovietico (Gomel, 1896 - Mosca, 1934). Studiò all'Università di Mosca occupandosi di psicologia dello sviluppo e di psicopatologia. Il suo lavoro sistematico in psicologia cominciò nel 1924, quando lo psicologo russo Alexander Lurija, colpito dalla portata di una sua conferenza, lo inserì presso l'Istituto di psicologia di Mosca. La sua opera principale Pensiero e linguaggio (postuma, 1934), fu messa al bando nel 1935 dallo stalinismo probabilmente perché divergeva dall'impostazione pavloviana, e poté circolare liberamente solo a partire dal 1962, influenzando enormemente sia la psicologia sovietica sia quella occidentale. Il suo contributo principale riguarda lo studio dei processi cognitivi e l'origine del linguaggio. Il rapporto tra pensiero e linguaggio è descritto in maniera quasi opposta rispetto a Piaget. Secondo Piaget nelle prime fasi dello sviluppo infantile il pensiero è autistico, ossia non comunicabile e non rispondente alla realtà, mentre nelle fasi successive diventa egocentrico, per cui il bambino non concepisce punti di vista diversi dal proprio e anche il linguaggio è egocentrico e non aperto alla comunicazione interpersonale. Il linguaggio egocentrico scompare progressivamente, a mano a mano che il pensiero diventa più completo e si razionalizza. Per V. il rapporto tra pensiero e linguaggio è esattamente inverso: il bambino è fin dalle prime fasi di sviluppo immerso in relazioni interpersonali. Il primo linguaggio è, dunque, soprattutto sociale e riesce ad esprimere emozioni e affetti. La funzione interpsichica del linguaggio precede, quindi, quella intrapsichica. Solo in seguito, con il processo di interiorizzazione, il linguaggio diventa uno strumento del pensiero, contribuendo alla strutturazione dei processi mentali. Quando il processo di interiorizzazione è completato, il linguaggio diventa interiore: è una forma di pensiero che si struttura utilizzando le regole della lingua, le parole e i loro significati. Nell'analisi dello sviluppo linguistico e cognitivo del bambino, V. individua la cosiddetta zona di sviluppo prossimale, che consiste nella differenza tra il livello di sviluppo effettivo del bambino e il livello di sviluppo potenziale. La Scuola di V. si è occupata anche dei condizionamenti socio-culturali che intervengono nei processi mentali: dopo il fondatore, si sono interessati di questo Leontev e Lurija.