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Dizionario Giuridico
Lavoro [processo del] (d. proc. civ.)
È il procedimento giurisdizionale che ha ad oggetto tutte le controversie in materia di lavoro (subordinato), di agenzia e di rappresentanza, nonché degli altri rapporti di lavoro che comportino una prestazione di opera continuata e coordinata (cd. parasubordinazione).
Tale procedimento si applica anche a rapporti derivanti dai contratti agrari ed ai rapporti di lavoro pubblico, sempreché non siano devoluti dalla legge ad altro giudice (art. 409 c.p.c.).
Le caratteristiche del processo del (—) possono così riassumersi:
— è competente il Tribunale;
— relativamente alla composizione dell'organo giudicante, il Tribunale del lavoro è giudice monocratico;
— la competenza per territorio è determinata dal luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro (per tale intendendosi quello della stipulazione del contratto di lavoro) ovvero dal luogo ove si trova l'azienda o una dipendenza di essa alla quale è addetto il lavoratore ovvero presso la quale prestava la sua opera al momento della fine del rapporto. Detta competenza permane per 6 mesi dalla cessazione o trasferimento d'azienda (art. 413 c.p.c.);
— condizione di procedibilità della domanda giudiziale (art. 412bis c.p.c.) è che le parti abbiano esperito preventivamente il tentativo obbligatorio di conciliazione [Conciliazione (stragiudiziale davanti alle Commissioni provinciali del lavoro)];
— è favorita la concentrazione, oralità e immediatezza del procedimento;
— è prevista una struttura inquisitoria della istruzione, in quanto, pur restando ancora valido il principio della domanda, per cui il giudice non può pronunciare senza domanda delle parti e oltre i limiti di tale domanda, egli può disporre d'ufficio l'assunzione di qualunque mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio (art. 421 c.p.c.);
— è stabilita la effettiva gratuità del processo. Infatti, gli atti, i documenti e i provvedimenti per le controversie in materia di lavoro sono esenti, senza limite di valore, dalla imposta di bollo, di registro e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Tale esenzione è estesa alla successiva fase di esecuzione coattiva;
— le sentenze che pronunciano condanna a favore del lavoratore, per crediti derivanti da rapporti di lavoro e anche le sentenze pronunciate in favore del datore di lavoro sono provvisoriamente esecutive; in pendenza del termine per il deposito della sentenza, all'esecuzione in favore del lavoratore può procedersi con la sola copia del dispositivo;
— con la sentenza di condanna per crediti di lavoro, il giudice deve d'ufficio determinare la rivalutazione (art. 429, co. 3, c.p.c.);
— è consentita la partecipazione del sindacato, il quale può essere interpellato dal giudice o dalle parti ed intervenire in udienza per fornire informazioni ed osservazioni, sia scritte che orali, in merito alla controversia.
Per quanto concerne le fasi del procedimento:
 la domanda si propone con ricorso (art. 414 c.p.c.) al quale vanno allegati tutti i documenti che si intendono produrre, e che deve contenere: l'indicazione del giudice e delle parti, l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si fonda la domanda, la determinazione dell'oggetto, l'indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi ed in particolare i documenti che si offrono in comunicazione (e che vanno depositati in cancelleria). Salvo eccezioni rigorose, previste dall'art. 420 c.p.c., non sono, infatti, ammesse le produzioni di documenti in corso di causa, così come non è ammessa la formulazione di nuove domande od eccezioni rispetto a quelle contenute nel ricorso stesso;
— il giudice, entro cinque giorni, fissa l'udienza di discussione (che deve cadere entro 60 giorni dalla data di deposito del ricorso) con decreto da notificarsi, a cura dell'attore, al convenuto. Detta notificazione deve avvenire entro dieci giorni dall'emissione del decreto (termine ordinatorio), e comunque non meno di trenta giorni prima dell'udienza (termine perentorio), a pena di improcedibilità della domanda;
— il convenuto ha l'onere di costituirsi, a pena di decadenza dalle eccezioni processuali e di merito (Cass. 20-8-91, n. 8958), almeno dieci giorni prima dell'udienza;
— nell'udienza di discussione le parti hanno l'obbligo di comparire di persona al fine di consentire al giudice di procedere liberamente al loro interrogatorio e di esperire il tentativo di conciliazione (art. 420 c.p.c.);
— il giudice, se ritiene la causa matura per la decisione, nella stessa udienza invita le parti alla discussione e, sulle risultanze degli atti, pronuncia sentenza, anche non definitiva, dando lettura, in udienza, del dispositivo (a pena di nullità del giudizio). Altrimenti il giudice dispone per l'istruzione della causa, nel corso della quale ha più ampi poteri (art. 421 c.p.c.);
— quando il giudice ritiene conclusa l'istruttoria, definisce il giudizio leggendo in udienza il dispositivo della sentenza, salvo a redigere successivamente la motivazione. La sentenza che comporti condanna del datore di lavoro al pagamento di somme a favore del lavoratore, è immediatamente esecutiva (art. 431 c.p.c.).
Organo competente in secondo grado diviene la Corte di appello (artt. 433 c.p.c.).
Sono inappellabili le sentenze relative a controversie di valore non superiore a euro 25,82 pur essendo impugnabili in Cassazione ex art. 111 Cost.).
Nel giudizio di 2 grado vigono in generale le stesse norme e gli stessi principi che regolano la fase antecedente.
Le sentenze emesse in grado di appello possono essere impugnate in Cassazione nei limiti dei principi generali.
Tutela penale del ()
La tutela penale del (—) si estrinseca in un complesso di norme cui si accompagna una sanzione penale, finalizzate alla protezione di interessi direttamente o indirettamente collegati al rapporto di lavoro subordinato, ovvero di interessi di rilievo costituzionale che possono essere compromessi in occasione o a causa dello svolgimento di attività lavorative.
Numerose e minuziose, innanzitutto, sono le leggi penali emesse in tema di igiene e sicurezza del lavoro per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Tali norme costituiscono il metro di valutazione del comportamento del datore di lavoro in caso di infortunio o malattia professionale: il datore di lavoro, e comunque ogni altro soggetto passivo del dovere di sicurezza, è in colpa qualora l'evento dannoso alla salute ed integrità del prestatore sia stato provocato dall'inosservanza della normativa di tutela.
Proprio al fine di garantire maggiore efficacia alla tutela del prestatore, i reati previsti dalle norme relative all'igiene del lavoro e alla prevenzione degli infortuni non sono stati depenalizzati, anche se si tratta di contravvenzioni punite solo con la pena pecuniaria.
Va infatti ricordato che a partire dal 1982 si è dato avvio, secondo quanto disposto dalla L. 689/81, alla trasformazione in illeciti amministrativi degli illeciti penali minori e ciò allo scopo di deflazionare la fase processuale predisponendo, tuttavia, meccanismi idonei alla regolarizzazione dei comportamenti sanzionabili. Col D.Lgs. 758/94 si è proseguiti sulla via della depenalizzazione ampliandone l'ambito di applicazione, fermo restando l'esclusione degli illeciti che coinvolgono direttamente la tutela dell'incolumità fisica e della salute del lavoratore.
Sono quindi rafforzate le sanzioni penali a tutela del lavoro minorile, delle lavoratrici madri e dei lavoratori a domicilio, mentre l'inosservanza delle disposizioni sul lavoro straordinario, sull'orario di lavoro, sui riposi domenicali e settimanali, sul libretto di lavoro, sulla conservazione del posto per obblighi di leva, sui minimi di trattamento economico e normativo e circa i contratti a tempo determinato è punita con sanzione amministrativa.